“West Side Story” inaugura la stagione all’Accademia di S. Cecilia

Sierra Nadine è Maria in West side story ott 18 S.Ceciliadi Paola Pariset

Preceduta da una presentazione carica di gioiosa tensione, si è inaugurata venerdì scorso la stagione ’18-’19 dell’Accademia di S.Cecilia, sotto la presidenza-soprintendenza di Michele Dall’Ongaro, col direttore musicale Antonio Pappano idolo dei musicofili romani (e non solo). Il titolo inaugurale era “West Side Story”– storia di Romeo e Giulietta americani – di Leonard Bernstein, di cui ricorre il centenario della nascita, già celebrato all’Accademia con l’esecuzione dell’integrale delle sue Sinfonie. Ricordiamo che Bernstein dell’Orchestra ceciliana è stato anche direttore onorario, dal 1983 alla morte nel 1990. Ora, l’opera sua più celebre, che gli ha dato una notorietà enorme e un consenso di pubblico mondiale, “West Side Story” (1957), è stata scelta per l’inaugurazione della stagione e rappresentata nella Sala S.Cecilia: ovviamente in forma di concerto. Questo è già un fatto rilevante, visto che solo per sei orchestre nel mondo la Fondazione Bernstein di New York ha concesso il visto, anche se ciò toglie molto all’opera, che è un musical con danza, in cui la parte visiva è basilare. L’opera comunque fissa definitivamente i caratteri del genere, ossia del musical americano, pieno di humor, gaiezza, frenesia fisica, desunti dalla musica e dalla danza del mondo negro, con cui Jerome Robbins – il coreografo creatore con Bernstein di “West Side Story” – aveva già dimestichezza. Ma la musica evidenzia anche l’apporto della tradizione europèa, visto che vi pullulano spunti tematici, ritmici e originali intervalli melodici di Stravinsky, Prokofiev ed altri compositori mitteleuropèi. Tanti i cantanti internazionali, sudafricani, e attori-cantanti: la stessa Orchestra ceciliana ed il Coro (guidato da Ciro Visco) erano privi di abiti da sera, esibendo vesti del quotidiano più colorato e sgargiante possibile, per avvicinarsi anche visivamente ai protagonisti di questa New York West Side. La musica di Bernstein, vigorosamente ed empaticamernte diretta da Antono Pappano, talora pare quasi priva di cantabilità, fatta di modanature ritmiche, jazzistiche e fortemente percussive, culminanti in uno stupendo mambo, e condotte da Pappano agli estremi della loro sonorità a-melodica. Pure, in tutto ciò si innestava il tema di Maria (soprano Nadine Sierra), dolcissimo tema dell’amore che non finisce con l’appagamento fisico, come il tema del bacio riaffiorante nell’anima dell’Otello verdiano, dinanzi a Desdemona appena uccisa: da ciò nasceva l’interpretrazione di Tony (tenore Alek Shrader), talmente commossa da virare verso sottili acuti femminei. I solisti Tia Aqrchitto, Mark Stone, Aigul Akmetshina si univano ai coloriti cori degli Sharks e dei Jets, evidenziando sino in fondo, nella originalissima musica di Bernstein, la sostanza del mondo americano, nel suo bipolarismo di tradizioni bianche e nere.

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