Visti per voi: “Don Giovanni” all’Opera e “L’empio punito” al Torlonia

Reate%2019%20Empio%20punito%20seduzione%20Proserpinadi Paola Pariset

“Don Giovanni” di Mozart all’Opera, purtroppo

E’ stato in scena fino allo scorso 6 ottobre, il “Don Giovanni” (1787) di Mozart, una delle tre opere da questi musicate su libretto di Lorenzo Da Ponte, e qui nel nuovo allestimento che il Teatro dell’Opera ha affidato al direttore d’orchestra Jérémie Rhorer (pallida la sua lettura, tranne che nella scena dell’Inferno), al regista inglese Graham Vick, all’ottimo maestro del coro Roberto Gabbiani, allo scenografo Samal Blak, alla costumista Anna Bonomelli, a Ron Howell per i movimenti dei figuranti e a Giuseppe Di Iorio per le luci. La malìa di questo capolavoro e delle sue melodie, ed il valore degli otto belcantisti (Alessio Arduini, M.Grazia Schiavo, Juan Francisco Gatell, Antonio Di Matteo, Salome Jicia, Vito Priante, Emanuele Cordaro, Marianne Croux), hanno avuto il potere di strappare al pubblico generosi e meritati applausi, nonostante la regìa del noto e ricercatissimo inglese Graham Vick. I suoi forzati simbolismi, l’albero secco in primo piano, la piramide egizia, il braccio di Dio dell’affresco michelangiolesco della Vòlta Sistina, accoppiati alla complessiva povertà e banalità scenica e gestuale, ai costumi presi dal quotidiano, alla stancante serialità dei coiti a cielo aperto, che offendono l’opera di Mozart e le capacità intellettive del pubblico, non meritano commenti: ci auguriamo che la direzione del Teatro dell’Opera possa fare in futuro scelte diverse.

 L’empio punito” al Reate Festival 19

A distanza di un giorno dal “Don Giovanni” nel Teatro dell’Opera, al Teatro Torlonia è andato in scena “L’empio punito” del compositore romano Alessandro Melani (1639-1703), opera in tre atti – prima ripresa in tempi moderni – che ha inaugurato il Reate Festival 2019, e che il 6 ottobre è stata rappresentata anche al Teatro Flavio Vespasiano di Rieti. Fin troppo si è detto dell’origine del testo di Filippo Acciaiuoli dal “Convidado de piedra” di Tirso da Molina, dal quale fu anche tratto il “Don Giovanni” musicato da Mozart: per cui l’opera del Melani viene esaltata come antesignana del capolavoro del salisburghese e per questo apprezzata. Ma essa va invece vista in se stessa, nella peculiarità soprattutto musicale, densa e ricca: la quale concerne sì i medesimi personaggi, ma con nomi diversi, spesso ingeneranti soluzioni grottesche da commedia dell’arte (esempio: Acrimante/Don Giovanni anche all’infermo riesce a sedurre Proserpina). La vicenda è a sua volta intricata e retta da ben 13 personaggi, più d’uno en travesti, oltre al coro di stallieri e diavoli, tutti con vocalità perfettamente educata al belcanto barocco (da notare la potente voce di baritono basso di Mauro Borgioni nel ruolo di Acrimante). Vigorosa e proprio di scuola romana la direzione del Reate Festival Baroque Ensemble dello specialista Alessandro Quarta, già l’anno scorso distintosi nella partitura “Il ritorno di Ulisse in patria” di Monteverdi. Una nota a sé va riservata alla regìa di Cesare Scarton: se essa appare da un lato guadagnata a temporalità fluttuanti (nella classicità greca e non solo) preferite dai registi di oggi – come già sopra notato – e se più di un costume è ridotto alle consuete giacca e cravatta (ma altrove bellissimi spiccano quelli di Anna Biagiotti); se anche qui la gestualità esplicita senza risparmio palpeggiamenti e allusioni sessuali, con cantanti su piani obliqui e franosi come gli umani eventi, trasparenti da due alte quinte sceniche di Michele Della Cioppa: tuttavia prevale su tutto una briosità, una leggerezza, un’eleganza, che forse solo la sensibilità di Cesare Scarton poteva regalarci. L’evento si attua insieme con la Filarmonica, il Teatro di Roma, l’Opera, la preziosa Fondazione Alberto Sordi per i giovani.

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