Tris d’assi: EquilibrioFestival, Thadaud a S.Cecilia, Anna Bolena all’Opera

Anna Bolena è Maria Agresta in prigionedi Paola Pariset

Chiusura di “Equilibrio Festival 19 Aurore Boreali”

Lo spettacolare “EquilibrioFestival 2019 Aurore Boreali a Roma” al Parco della Musica, in questo febbraio con la sua modernissima danza, vanta un così lungo titolo per via delle proiezioni in streaming di aurore boreali lapponi, sulla cupola della Sala Sinopoli per tutta la durata del Festival. Voluto da Musica per Roma, esso ha spopolato in questo mese, coi suoi arditi spettacoli di danza. Ha avuto inizio il 10 scorso con una serata di coreografie di Mats Ek, mitico ballerino e coreografo del CullbergBallet (fondato in Svezia dalla madre Birgit), e passato alla storia per aver ‘attualizzato’ capolavori del passato come “Giselle” e “Il lago dei cigni”, in termini di follia e di infrenabile sessualità. Ma oggi ha presentato (intelligentemente) danza di anziani, fra cui lui stesso e la celebre partner e moglie Ana Laguna, in temi sempre sull’umanità, le sue gioie,   sofferenze, e inarrestabile declino nella commovente tenerezza della senescenza. La chiusura del Festival – il meglio della danza nordica pare davvero essere in Svezia, e nei CullbergBalletten – era affidato al coreografo Jefta van Dinther, nato ad Utrecht ma formatosi nel paese scandinavo, che con gli splendidi ballerini del CullbergBaletten, capaci di rapinosi contorsionismi sempre fortemente espressivi di sentimenti e tensioni, ha creato “Protagonist”. Ma il protagonista qui non era lui, era l’umanità, in cui ognuno era alla ricerca di una identità e un ruolo: ma insieme col regresso dell’uomo alla scimmia, entravano anche la bruttezza tipologica (caratteristica dell’arte nordica) e l’inevitabile esposizione dei genitali maschili e femminili alla nudità originaria.

Aggiungiamo che le serate di danza hanno visto a latere molti appuntamenti mirati, come quello di Donatella Bertozzi sul rapporto di artisti italiani – De Chirico, Alfredo Casella – con l’Avanguardia nordica: o l’incontro di famosi ballerini italiani, Pompea Santoro e Stefano Giannetti, che hanno ballato a lungo (ma non solo loro) nel CullbergBallet. Insomma, 8000 spettatori agli spettacoli, alle mostre, e alle Aurore Boreali.

 Il pianista Alexandre Tharaud a S.Cecilia

Nella stagione cameristica di S.Cecilia figurava giorni fa il pianista francese Alexandre Tharaud. Artista di gran livello e molto raffinato, ha scelto un programma di difficoltà notevole, avendo riunito un repertorio barocco e clavicembalistico (D.Scarlatti e Rameau), che prevede tocco pianistico leggero, e due Sonate del pieno Romanticismo del titanico Beethoven. Due poli musicali opposti. Il pianista in realtà disponeva di mezzi stilistici adatti ai due differenti universi (ebbe infatti alla fine molti applausi e richiami sul palco), ma nelle sue interpretazioni delle sette Sonate di Domenico Scarlatti in programma, passava da squisiti e delicati passaggi del fraseggio veramente clavicembalistici (specie nella “Sonata K 9 in re minore), a potenti impennate nel volume e nel tocco, più adatte a un programma ottocentesco (specie nella Sonata scarlattiana eseguita come bis). Immerso successivamente nelle due tarde creazioni beethoveniane della “Sonata op.109” (1819-20) e della “Sonata op.110” (1820-21), il pianista affrontava la mirabolante vastità di idee e immagini del compositore, più di una volta attingendo – anche nella fuga della Sonata op.110 – alle nuances trasparenti della tecnica clavicembalistica. Ma anche in tale sua originalità esecutiva, Tharaud ha raccolto un grande successo.

 “Anna Bolena” al Teatro dell’Opera

E’ veramente colossale e molto impegnativa vocalmente “Anna Bolena” di Gaetano Donizetti – opera che, en prenière al Teatro Carcano di Milano nel 1830, lanciò il compositore bergamasco – inscenata da poco al Teatro dell’Opera di Roma, le cui reappresentazioni si sono concluse il 1° marzo. Il libretto di Felice Romani mette già bene in luce il lungo tormento di Anna Bolena, seconda moglie di Enrico VIII. Ella viene condannata a morte – col fratello Rochefort, il precedente innamorato Percy e il giovane paggio Smeton, reo confesso – dal terribile Re, che così potrà convolare, da incallito donnaiolo, a terze nozze (ne avrà sei) con Giovanna Seymour, dama di corte della regina Anna. Perciò lugubri erano le luci di Enrico Bagnoli, nell’allestimento odierno di Ferrigno-Tramonti, castigato e funereo di verticali e terrorizzanti gabbie e scalèe alla Piranesi. Bellissimi gli abiti regali di Ursula Patzak, ma ahimè disdicevoli talvolta, in tale tragico clima, erano le trovate registiche di Andrea De Rosa, lo schiaffone di Anna (una Regina!) a Percy, il far cantare gli interpreti a terra per cui il soprano è finito una volta a gambe all’aria. Terribili vocalmente i ruoli della Regina Anna – interpretata dalla lucana Maria Agresta, che formatasi con la grande Kabaivanska, ha assolutamente retto ai potenti e pieni acuti dall’inizio alla fine della lunga opera – e di Riccardo Percy, il cui interprete, il valoroso tenore belcantista René Barbera, è entrato nella non lunga serie dei tenori di quest’opera. Bellissima e tormentata la Seymour di Carmela Remigio, ripiegata su se stessa nella sua umanità, e dolcissima poi era la voce del contralto Martina Belli nel ruolo del paggio Smeton. Impavido e sanguinario, ancorchè innamorato, l’Enrico VIII del basso Dario Russo, ben seguito nei toni dalla turgida e forte bacchetta del direttore d’orchestra Riccardo Frizza. Un alto trionfo, sinceramente e ripetutamente riconosciuto dal pubblico, questa “Anna Bolena”, attuata in coproduzione con Lithuanian National Opera and Ballet Theatre.

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