“Sogno di una notte di mezza estate” al Globe Theatre

Globe Theatre Sogno Notte mezza estate.jpgdi Paola Pariset

Il Globe Theatre, negli spazi di Villa Borghese in Roma, è un teatro elisabettiano unico in Italia, con la platea vuota (per i posti in piedi del popolo) e con i piani dei palchi tutti in legno scuro, edificato nel 2008 dal costruttore Silvano Toti ed oggi diretto, per le attività artistiche, dall’attore Gigi Proietti. Nella stagione in corso, tutta dedicata a William Shakespeare per il 400° anno dalla sua morte, è andato in scena il capolavoro “Sogno di una notte di mezza estate” (1595): commedia fantastica, con molti personaggi sia classici – tratti dalle “Metamosfosi” di Ovidio e da  “L’Asino d’oro” di Apuleio – che favolistici, fate, elfi, lemuri, appartenenti al folklore nordico. L’opera, che con musica di Purcel e poi di Mendelssohn fu spesso coreografata, non andò in scena di frequente, per via del numero dei personaggi e dell’imponente allestimento che essa richiede (recente l’eccellente messa in scena nel marzo 2015 del Teatro dell’Opera, coi ballerini della Scuola di Danza e la coreografia di Alessadra delle Monache). L’edizione odierna al Globe Theatre, realizzata da Roma Capitale e Politeama srl, con l’organizzazione di Zètema, è quella messa in opera una decina di anni fa con la regìa di Riccardo Cavallo (traduzione di Simonetta Traversetti), con i costumi di Manola Romagnoli, le scene di Caringi-Toni, le luci di Umile Vainieri, la fonica di Franco Patimo. E’ una versione fantasiosa, popolosa, resa (apparentemente) aulica dagli inserti musicali, previsti da Cavallo, di opere liriche, cantate da voci celeberrime, quella di Beniamino Gigli o della Callas. L’elemento fiabesco e il basilare tema dell’amore attorniano la coppia centrale di Oberon (Raffaele Proietti) e Titania (Claudia Balboni), e culminano nel personaggio di Puck, folletto volatile dispettoso e mutevole, che qui invece è il corpulento e sanguigno Fabio Grossi. Ma tale spirito fantastico sfuma e svanisce specie nei brani di teatro nel teatro degli Attori dilettanti, nella recitazione concitata, dalla fulminea comicità, sapida, terragna, condita di espressioni partenopèe dalle inconfondibili allusioni sessuali, portatrici di eco della comicità del direttore Gigi Proietti. Il livello terreno, voluto da Shakespeare, sopraffà rapidamente quello magico, anch’esso peraltro voluto da Shakespeare, facendo precipitare la commedia fantastica in una ridanciana comica napoletana. Straordinari certo, nei tanti ruoli, gli attori tutti: Gerolamo Alchieri, Federica Bern, Roberto Della Casa, Sebastiano Colla, Martino Duane, Marco Paparella, Valentina Marziali, Claudio Pallottini, Andrea Pirolli, Carlo Ragone, Alessio Sardelli, Marco Simboli, Roberto Stocchi, Daniela Tosco, oltre ai precedenti sunnominati. E bravo anche il pubblico, che ha accettato di buon grado il gratuito sovvertimento dell’opera, letteralmente inondando di applausi il palcoscenico elisabettiano.

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