Serata Glass all’Opera e la Nona di Petrenko a S.Cecilia

Abbagnato-Vogel%20in%20Nuit%20Blanche%20di%20Bertaud%20e%20i%20costumi%20Diordi Paola Pariset

C’è appena stata al Teatro dell’Opera una “Serata Philip Glass”, voluta dalla direttrice del Ballo Eleonora Abbagnato, che ha invitato come ospite il bravissimo ballerino tedesco Friedemann Vogel del balletto di Stoccarda, ed ha impiegato – nei brani dei vari coreografi sulla musica di Glass – il Corpo di Ballo del Teatro, compresi primi ballerini ed étoiles. Allo spettacolo ha collaborato la Maison Dior, nella persona della direttrice delle collezioni-donna Maria Grazia Chiuri. Ma non basta un pur grandissimo nome della moda mondiale, a rendere una serata di danza una serata d’arte. Le singole pièces dei coreografi francesi Benjamin Millepied e Sébastien Bertaud e dell’americano Jerome Robbins seguivano la monotona e ripetitiva musica di Glass (che ha suggerito e giustificato in tal modo uno schema compositivo per moltissimi contemporanei). Le coreografie “Hearts and Arrows” e “Glass pièces” in particolare hanno consentito la corsa in scena di frotte di giovani danzatori multicolori, in girotondi (Béjart ha insegnato), che erano almeno un inno alla giovinezza. Il momento migliore è stato “Nuit blanche” di Sébastien Bertaud, ispirato agli atti bianchi dei balletti ottocenteschi, con balli di coppie, culminati nel bellissimo pas de deux della stessa direttrice del Ballo Eleonora Abbagnato – già étoile dell’Opéra de Paris – col meraviglioso e possente Friedemann Vogel. Nonostante che i costumi della Chiuri – velati e volanti per le danzatrici – per i ballerini uomini infiorassero gambe e bacino in modo spietatamente femmineo, non sarà facile dimenticare la straordinaria flessuosa bellezza dei port de bras della Abbagnato, degni delle grandi ballerine del secolo XIX, potenziati da suggestivi fasci di luce, nella scenografia di Andrea Miglio.

Kirill Petrenko ha da poco diretto la Nona Sinfonia (1822-24) di Beethoven al Parco della Musica per l’Accademia di S.Cecilia, guidandone l’Orchestra, il Coro preparato da Ciro Visco, i solisti di canto Hanna Elisabeth Müller, Okka von der Damerau, Benjamin Bruns, Hanno Müller-Brachmann. Nel 2013, questo direttore siberiano formatosi a Vienna, esploso in una carriera travolgente e dal prossimo agosto direttore musicale dei Berkliner Philarmoniker, aveva guidato l’Orchestra ceciliana nel “Rheingold” di Wagner in forma di concerto, lasciandoci attoniti per la sua bravura interpretativa. Oggi egli ha confermato le sue capacità, penetrando come pochi la natura musicale di Beethoven, la sua terribilità, le sue oasi di dolcezza, la profonda positività e universalità del suo messaggio etico. Nulla della molteplicità delle soluzioni musicali beethoveniane – nel grande e insuperato capolavoro sinfonico e corale – gli è sfuggito, e i sussulti istantanei degli strumentini avevano il medesimo rilievo dei volumi immani della massa orchestrale. Il vasto ritratto dell’umanità e del suo alto scopo nel vivere, che Beethoven ci ha lasciato, è così affiorato in toto attraverso la bacchetta instancabile del grande Petrenko: non a caso il pubblico, che aveva saturato la Sala S.Cecilia, contava innumerevoli nomi di critici, musicisti, artisti e intellettuali, appositamente convenuti per non perdere l’occasione di ascoltarne la direzione. E la serata è stata memorabile.

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