Roma Europa (due mesi in) Festival

REF Shechter_the barbariansdi Paola Pariset

Con l’autunno, a riconciliarci con la natura che inizia il suo declino, c’è – ormai da 33 anni – il Roma Europa Festival, un contenitore impareggiabile di eventi di musica classica e pop, prosa, danza, circo, documemtari e video, oltre a mostre, installazioni, convegni e quant’altro rientri nello spettacolo dal vivo: con un’apertura a 360° verso la contemporaneità e la sperimentazione. Il Roma Europa Festival 2018 (16 settembre – 22 novembre) è prodotto dalla omonima Fondazione (con innumerevoli e poderosi partners, fra cui la RAI), e con i fondatori storici: Monique Veaute Presidentessa e Fabrizio Grifasi direttore artistico. Molteplici sono le sedi non solo treatrali – c’è anche il tempio della classica, il Parco della Musica al Flaminio – ed il densissimo programma prevede dall’anno scorso anche il settore REF Kids + family, per i ragazzi (il 17-18 novembre ricordiamo il Teatro delle Briciole con Hänsel e Gretel, al Mattatoio). L’apertura 2018 è avvenuta con un focus sulla creatività africana, in particoloare con la voce dell’usignuolo del Mali, Oumou Sangarè, proprio al Parco della Musica: performance che – come oggi nei concerti dei giovani – si è presto trasformata in un libero ballo collettivo, fra poltrone e scalini della Sala Sinopoli, per cui ai meno giovani sembrava interdetta. Gli eventi artistici si susseguono anche in contemporanea, viste le molte locations: ed i generi di spettacolo, molti, non si prestano ad una schematizzazione. Tra quelli ispirati a ideologia politica e pacifista, va incluso “#minaret” del libanese Omar Rajeh, da poco al Teatro Argentina, grido di dolore per la distruzione nel 2013 del minareto della Grande Moschea di Aleppo (cui sarebbe succeduta quella del tempio di Baal a Palmira nel 2015: gli orrori del nostro tempo): esso era espresso attraverso la presenza ossessiva di un drone tra 12 ballerini (e musicisti), resi irriconoscibili dal dilagare della disumanità.

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Hansel e Gretel, la strega

Appuntamento musicale da non perdere quello del 10 ottobre al Parco della Musica, col ricordo del poliedrico compositore Frank Zappa, col suo “The Yellow Shark” del 1993, oggi eseguito dall’Accademia Teatro alla Scala, con l’ensemble Giorgio Bernasconi e la direzione di Peter Rundel. Per il teatro d’impegno, torna l’11 ottobre, al Teatro Vittoria, il regista Peter Brook con “The Prisonnier”, ennesima nuda e cocente drammatizzazione del tema della prigionia, della colpa e della giustizia. Momento poetico è invece il racconto – unito alle voci di una vocalist e di un tenore viennese – del chitarrista e compositore ungherese Dániel Dobri (12 ottobre, Accademia d’Ungheria), che in “Un’altra Roma” darà il via ai ricordi sulla nostra città negli anni del dopo-guerra, quando non erano ancora tesi i rapporti del nostro paese con l’Ungheria sotto lo stalinismo. All’Accademia di Francia il 14 ottobre, Al Moini – specialista della cultura iraniana e del mondo Sufi – inscena la metamorfosi di tale civiltà catapultata nel violento mondo d’oggi, proponendo “Mi Paradoxical Knives”, e stringendosi addosso cinghie e coltelli, per colpire l’altro, il diverso. Sempre il 14, ma al Teatro Vascello, la danzatrice cinese Wen Hui, con la sua compagnia, presenta “Red. A documentary performance” che – partendo da “The Red Detachment of Women” ripesca l’estetica socialista a confronto con l’oggi. Torna poi la Hofesh Shechter Company il 17 al Teatro Olimpico, il cui coreografo britannico con “Gran Finale” scatena tutti i tipi di eterodossia formale, per rispecchiare un “mondo in caduta libera”. Ancora al Vascello, il 20 ottobre il coreografo Salvo Lombardo chiama in causa il celebre balletto del 1881 “Excelsior” di Luigi Manzotti – nato nel clima di entusiasmo per la Rivoluzione industrale ed altro – per meditare sulle sue ceneri. Chiamato in causa, sempre al Vascello il 25 ottobre, sarà poi “Tango glaciale” del 1982, creato da Mario Martone come teatro-danza dai risvolti rock e pop, ed ora ripreso dal regista per misurarne l’attualità. La Compagnia Motus, d’intesa col gruppo interetnico americano La Mama, presenta il 31 ottobre ancora al Vascello “Panorama”, sul movimento dei popoli e il diritto al nomadismo culturale. Concerto di John Adams e dell’Orchestra e Coro di S.Cecilia al Parco della Musica il 2 novembre. Spettacolo di burattini, in cui si muovono le sole mani umane, è “La Brouille” del Theâtre des Tarabates (per Kids + family, 11 novembre al Mattatoio) e in contemporanea al MAXXI il singolare compositore e improvvisatore Fabrizio Ottaviucci opererà su testi di Cornelius Cardew e Alvin Curran: e qui ancora alle 21,30 nell’onnicapiente MAXXI, Tempo Reale eseguirà una “Symphony device” con grammofoni, frullatori ed elettrodomestici vari, nello spirito del Futurismo. Per la prima volta il mitico puparo Mimmo Cuticchio farà coppia col coreografo Virgilio Sieni, in un’indagine sorprendente sul corpo fisico e quello inanimato, il 13 al Teatro India. Infine l’accreditata compositrice Lucia Ronchetti porterà al Planetario, per il finale del REF il 22 novembre, “Le avventure di Pinocchio”, in cui cinque strumenti incarneranno i personaggi, come nel celebre “Pierino e il lupo” di Prokofiev. Questo e molto altro ancora vi riserva il Roma Europa Festival 2018.

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