Paolo Matthiae, un libro sulle distruzioni nella storia dell’Arte

Palmira-siria-prima-dopo-05-1000x600di Paola Pariset

Anche l’archeologo Paolo Matthiae, uno dei maggiori in Italia, nella stupenda prefazione del suo ultimo libro – “Distruzioni, saccheggi e rinascite. Gli attacchi al patrimonio artistico dall’Antichità all’Isis”, novembre 2015 Mondadori Electa – ha dedicato la sua opera, come già altri scrittori, intellettuali e istituzioni culturali e musicali, al martire – o, se si vuole – al Giusto, Khalid al-Assad. Egli era il direttore del Museo Archeologico di Palmira, nel 2015 decapitato pubblicamente e appeso dall’ISIS, per non aver rivelato i siti dove aveva messo in sicurezza i principali pezzi archeologici del Museo. L’orribile realtà odierna della distruzione programmata delle opere d’arte, non può essere posta in secondo piano, a giudizio di Matthiae, dinanzi alla priorità della difesa delle vite umane, nella guerra. Eppure essa, in questo prezioso libro, appare per ultima nell’infinita serie delle distruzioni e degli scempi di capolavori artistici nella storia dell’umanità. Essi, a partire dall’età sumera, dalle civiltà precolombiane e dall’antichissima Cina e India, si snodano in un analitico racconto sì drammatico, ma anche incredibilmente visto dall’alto, quasi in un sogno senza più eco di sofferenza, nella superiore e struggente sensazione di assoluta bellezza di tante opere dell’uomo, pur scomparse. Sì, gli occhi di Matthiae hanno visto tanto, troppo, e il dolore si è allontanato come cosa remota. Eppure immensa è la scia delle atrocità – chè tali sono le distruzioni di opere d’arte, per chi le ha amate e studiate – spesso unite al pianto degli stessi che le hanno perpetrate, di Furio Camillo dinanzi alle rovine di Veio, o di Scipione Emiliano davanti alla devastazione di Catagine. E se Roma è divenuta simbolo degli ineluttabili rovesci della storia e della gloria – il Sacco della città operato da Alarico nel 410 è nelle parole di S.Girolamo – sullo stesso piano si collocano gli scempi di Babilonia nel 7° secolo, di Persepoli da parte di Alessandro Magno, la messa a sacco dei Crociati a Costantinopoli nel 1204, quella di Delhi da parte di Tamerlano, degli Ugonotti in Francia nel ‘500, dei Cattolici nel mondo precolombiano specie dei Maya, la rovina dei monumenti e delle tombe di Saint-Denis nella Parigi della Rivoluzione. Ma certo ferma è la condanna per le spoliazioni del Bonaparte di opere d’arte italiane, anche dei Cavalli di S.Marco, trasportate a Parigi per la creazione di un Museo Universale. E ancora nel Novecento ecco le devastazioni delle Guardie Rosse in Cina e del Peterhof in Russia, quelle belliche specie il terribile incendio nel 1945 della FlakTurm di Berlino, con tutte le opere mondiali lì collocate. Non sono poi dimenticate la grandi scoperte artistiche, a Verghina la tomba di Filippo di Macedonia, quella delle centinaia di guerrieri in terracotta a Xi’an o degli Archivi sumeri di Ebla: né il capitolo delle ricostruzioni in tutto il mondo, compresa quella dell’Abbazia di Montecassino. Ma dinanzi al rinascere della barbarie, Matthiae – pur rimboccandosi le maniche e proponendo ricostruzioni in loco, formandovi i giovani – leva ancora il suo canto doloroso per Palmira. La città nel cuore dell’antica Asia Minore, dove intatti erano i monumenti classici erettivi da Adriano nel II secolo dopo Cristo, conquistata nel maggio 2015 dal preteso Califfato, ha visto nell’agosto stesso saltare in aria il tempio di Baal Shamin – come pochi mesi prima erano stati polverizzati i rilievi in alabastro del Palazzo Reale di Nimrud e i Tori androcefali di Ninive, o ancor prima i giganteschi Buddha in Afghanistan. Eccone le parole di Matthiae: “Palmira, la “Sposa del deserto”….. bellezza fuori del tempo in uno spazio ammaliante, famosa per le rovine custodite per secoli dai beduini…. celebre per i tramonti rosseggianti, che facevano avvampare le tipiche pietre rosate dei suoi monumenti, è oggi la città martire del patrimonio culturale mondiale, testimone di un follìa aberrante, che è una vergogna per l’intera umanità”.

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