Musica sinfonica e pianistica a Roma, da Bach in poi

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di Paola Pariset

Lise de la Salle e Michele Campanella alla IUC

“Bach Unlimited” era intitolato il recente concerto della pianista francese Lise de la Salle alla IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti), che ha avuto luogo nell’Aula Magna de “La Sapienza, esaltata dal meraviglioso affresco di Mario Sironi. La giovane esordì nel 2005 a 16 anni con un concerto su Bach-Liszt, che nel 2018 divenne il disco “Bach Unlimited”, ripreso parzialmernte nel presente concerto. E’ stato un Bach in generale trascritto – nel “Concerto italiano BWV 971”, nel “Preludio e fuga in la minore BWV 543” (in versione lisztiana), nel “Siciliano” dalla Sonata per flauto BWV 1031 trascritta da W. Kempff, e nella celeberrima “Ciaccona in re minore per violino” (rivista da Busoni). Per il resto abbiamo incontrato altri compositori – A.Roussel, F.Poulenc, T.Encho – per degli “attorno a Bach”. La pianista ovunque è stata anche per la giovane età una rivelazione: per la tecnica con cui ha affrontato i virtuosismi rocamboleschi delle trascrizioni lisztiane, per il caleidoscopio dei colori e i chiaroscuri inediti – un trillo cessava d’essere una figura musicale, per divenire all’improvviso trillante cinguettìo d’usignuolo – per la morbidezza dei passaggi musicali e del pedale, per il trapasso sensibilissimo dal rispetto per la struttura al lirismo più vero e profondo, come in “L’aube nous verrà” ove il giovane francese Thomas Encho si ispirava alle “Variazioni Goldberg” di Bach. Tale prodonda maturità artistica è rara da trovare nei molto giovani, guadagnati al successo virtuosistico.

Michele Campanella è pianista napoletano che ha reso onore all’Italia: sono 50 anni che, coi suoi concerti internazionali di altissimo livello, è presente nelle stagioni della IUC, l’istituzione dell’Università La Sapienza. Ed ha voluto ricordare agli ascoltatori, il fatto che oggi (29 gennaio) suonava per la cinquantesima volta nella celebre Aula Magna universitaria. Ci ha confidato prezioni ricordi, col suo fare che non si distingue mai se sia del musicista professionista o del nostro amico del cuore che ci sta parlando. Quale rara, dolce e familiare sintonia si stabilisce con lui, forse perché napoletano verace. Né ha dato al concerto alcun carattere di pomposità da ricorrenza importante: ma la consueta atmosfera di un momento intimo coi suoi amici di sempre. Invece noi ricorderemo l’odierna sua “Patetica” (Sonata op.13 del giovane Beethoven), asciutta e nitida come un cammeo mozartiano, mentre nel programma di sala egli citava con sotteso disaccordo l’altrui “sigillo sul ritratto del Beethoven titanico e rivoluzionario”: mentre della luminosa “Wanderer-Fantasie” di Schubert (del 1822), col suo trionfante do maggiore, Campanella ci spalancava la forza sicura, e il vigore felice nello sbarazzarsi della forma-sonata tradizionale, che Schubert non avrebbe più provato, se non raramente. Bellissima e stupendamente complessa e attorta – per il medesimo motivo compositivo, il rapporto con la forma-sonata – era poi la “Sonata n.1 op.11” di Schumann del 1832. Ed intanto aumentava la vigoria interpretrativa di Campanella, sino a raggiungere – nel bis della “Totentanz” in versione pianistica – i vertici del virtuosismo da robot listziano. Insomma, un concerto-lezione per i giovani, una conferma dell’umanità ed eticità professionale di Campanella per noi.

 Maestri del Teatro dell’Opera passano il testimone 

Gianni Rosaci sta rivivendo il suo valore di primo ballerino del Teatro dell’Opera di Roma negli anni ’70-90, e la susseguente nomina per il Corso di Adeguamento Professionale nella Scuola di Ballo del Teatro. Infatti, la sua esperienza di palcoscenico anche nelle parti di carattere, l’indelebile impianto classico come ballerino e l’infallibilità dell’occhio critico, non potevano non condurlo alla creazione di una importante rassegna di nuova, giovane e alta danza, di cui in Roma c’era assoluto bisogno: e dopo aver ballato con gli astri della danza di quegli anni, la Terabust, Vassiliev, Nureiev, la Ferri, oggi egli ha istituito Dance Junior Company, che ha la sua sede nel Teatro Golden di via Taranto, già aperto a corsi professionali e amatoriali di spettacolo dal vivo (musica, prosa, canto, danza). Rosaci da due anni ha assunto la direzione di quest’ultimo settore, organizzando per il 2019, d’intesa con Andrea Maia direttore del Teatro Golden, la prima stagione di Dance Junior Company. Iniziata il 28 gennaio con “Maternity” del Our Contemporary Ballet, che con coreografia di Elena Turchi ha posto al centro l’immagine dell’Albero della Vita, simbolo di virilità e di procreazione coi suoi frutti, la rassegna ospiterà giovani compagnie e giovani coreografi, scelti con oculatezza e con l’intento di proiettarli nel futuro. Del resto la Scuola del Teatro Golden è partner di Codarts, importante Università delle Arti a Rotterdam e trampolino di lancio internazionale. Saranno dieci le compagnie in scena da ora fino a giugno: ma accanto a giovani coreografi, vedremo anche qualche personaggio già nell’Empireo della danza: per esempio la stella della Scala, Sabrina Brazzo col partner A.Volpintesta, o l’aitante ballerino di danza contemporanea Amilcar Moret Gonzalez, il cui padre è bravissimo docente nella Scuola dell’Opera. Rosaci, con l’esperienza e con la passione, saprà veicolare verso il futuro della danza i ‘suoi’ giovani, dei quali sentiremo presto ancora parlare.

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