Musica e personaggi, tra Pinocchio e Giacinto Scelsi

Scelsi-casa%20col%20pianoforte%20coi%20campanacci%20e%20la%20%20Devadi Paola Pariset

“Le avventure di Pinocchio” di Lucia Ronchetti

Era nelle intenzioni di Lucia Ronchetti, giovane compositrice italiana di grande valore, destinare ai ragazzi l’ultima sua opera di teatro musicale “Le avventure di Pinocchio”, in scena per il RomaEuropa Festival 2018 in novembre (dal 22 al 25) nella Sala Ottagona (ex Plantario) delle Terme di Diocleziano, in cui le poltrone – a semicerchio attorno agli strumentisti e alla cantante nel ruolo di Pinocchio – potevano invitare i giovani al contatto e alla comunicazione. Ma così non era. Creata in Francia per l’ottimo Ensemble Intercontemporain (qui diretto da Matthieu Roy), la breve opera si rivelava più per adulti che per ragazzi: non solo per le difficoltà ingenerate dagli strumentisti, che del testo (della stessa Ronchetti) impersonavano due, tre, quattro personaggi, senza nemmeno l’aiuto di costumi o di elementi scenici; ma anche per l’inedito suono degli strumenti, usati in modo non tradizionale e non riconoscibile. Era per esempio, il violoncello dal suono grave, percorso dall’archetto in modo percussivo e pizzicato, a rendere l’acuto cinguettìo degli uccellini. Era da una sottile e sensibile lamina metallica che sprigionava incurvandosi il fragore delle acque sconvolte del mare, dove Pinocchio lottava per la vita. Meravigliosa la resa musicale dei cinque strumentisti dell’Ensemble Intercontemporain, anche attori provetti – corno, violino, violoncello, contrabbasso, percussioni – che interagivano non coi ragazzi, ma col giovane e bravissimo soprano en travesti Juliette Allen, dalla voce morbida ed estremamente duttile, in un continuo e pur esso inedito dialogo, musicale, gestuale, parlato. La trasformazione del burattimo Pinocchio in bambino vero, priva di trionfalismi, era un finale in tronco, essenziale, adatto questo sì ai ragazzi. Lo spettacolo, in prima assoluta in italiano in collaborazione col Teatro dell’Opera, aveva debuttato nel 2016 in versione francese, a Rouen, Parigi, Lione e Strasburgo.

 30° anniversario della morte di Giacinto Scelsi

Giacinto Scelsi (1905-88), musicista e scrittore antiaccademico, anomalo, visionario, è forse l’unico individuo ad aver previsto la propria morte, avvenuta l’8/VIII/1988. Il numero otto, la cui forma è anche quella del nodo di Salomone, per lui aveva un valore particolare, così come la convinzione di aver vissuto un’altra vita, o che le oscure mura del Palatino, dinanzi alla sua casa romana, fossero la linea spartiacque fra Occidente e Oriente. La resa di Scelsi alle filosofie oriientali, alle dottrine Zen, allo Yoga, all’esoterismo, iniziò alla fine degli anni ’40, dopo la creazione del “Quartetto per archi” e de “La nascita del Verbo” (Parigi 1949). La musica per lui era essenzialmente suono, infinito, come lo spazio: donde la creazione dell’ondiola, strumemto elettronico che riusciva a riprodurre i quarti e gli ottavi di tono. Componeva spesso con strumenti simili, ma sfalsati fra loro di un quarto di tono, con effetti inusitati, arrivando nel 1959 alla composizione per orchestra di “Quattro pezzi su una nota sola”. Si sapeva che egli registrava le proprie idee musicali su nastro magnetico, passandole poi ad altri perchè le orchestrassero: si trovò bene col compositore romano Vieri Tosatti, di cui apprezzava molto la scrittura orchestrale: e la simbiosi fra i due fu talmente evidente, da provocare la diceria che le attente trascrizioni di temi e abbozzi di Scelsi fossero in realtà opere di Tosatti, nonostante quest’ultimo smentisse. Scelsi era un ingombro per gli Accademici, specie quando – come poi fece anche Tosatti – decise che le proprie opere non dovessero più essere eseguite in Italia, sino a quindici anni dopo la sua morte. Ma anche dopo, l’Italia gli restò ostile, tanto che studi e convegni sul compositore genovese, tuttora al 90 % hanno luogo all’estero. Ad esempio, in questo dicembre è previsto un ciclo di manifestazioni per il trentennale della scomparsa del musicista a Bruxelles e Anversa, nell’Istituto italiano di Cultura: e nel gennaio prossimo a Basilea si terrà il Festival Giacinto Scelsi, organizzato da Marianne Schroeder. In Italia niente, se non le iniziative della Fondazione Isabella Scelsi presieduta da Irmela Heimbächer nella Casa Museo di via S.Teodoro 8 (8 anche qui!), come il Convegno Internazionale e la mostra documentaria previsti per novembre 2019, con altri eventi. Infatti nella magica Casa Museo ove l’artista visse e creò, risuonano sempre concerti rari sulla musica sua e dei suoi collaboratori ed estimatori: l’ultimo incontro di questo 2018, “Crumb Portrait”, era tenuto da due specialiste del compositore americano George Crumb, la pianista Raffaella Ronchi e la cantante Maria Elena Romanazzi. Di Crumb hanno eseguito più brani, fra cui “Makrokosmos” del ’74 – nel quale la pianista ha preparato da sé il pianoforte, traendone suoni ovattati e delicati, oltre ai fortissimo – e “Apparition” del ’79, ove hanno avuto risalto nei difficili vocalizzi e fonemi, lo spendore e la morbida duttilità della voce sopranile della Romanazzi. E non dimentichiamo che nella Casa Museo Scelsi hanno sede anche un Archivio e una Biblioteca con partiture e materiali del compositore, di F.Evangelisti e M.Coen, curati da Alessandra Carlotta Pellegrini, ed il fondo recentemente ottenuto della cantante giapponese Michiko Hirayama, che cantò vivente Scelsi.

                                             Paola Pariset

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