Michelangelo a colori, la mostra a Palazzo Barberini

Venusti%20Orazione%20nell'0rto%20di Paola Pariset

“Michelangelo a colori”: strano nome per una mostra sull’immenso artista rinascimentale, mostra che – aperta l’11 ottobre in Palazzo Barberini – resterà in situ fino al 6 gennaio 2020: ma se ne scorge subito il perché. La piccola e densissima esposizione, inserita in un’unica sala al primo piano del Museo, curata dalla bravissima Francesca Parrilla, insieme con Massimo Pirondini – curatori anche dal bel catalogo De Luca – punta su pochi schizzi o “cartonetti”, dei tanti che Michelangelo destinava ai seguaci perché li ‘colorissero’, e comunque ad amici e collezionisti. E’ stata scelta una piccola rosa di costoro – Marcello Venusti, Lelio Orsi, Marco Pino, Jacopino del Conte – affinchè questa sorta di produzione minore privata, frequente durante il Rinascimento, venisse in luce. Per esempio la “Deposizione di Cristo” del Venusti (1550-60), oggi conservata nell’Accademia di S.Luca, presenta nove figure compreso Cristo (iconografia inconsueta), schizzate da Michelangelo certo per il suo amico e grande pittore Sebastiano del Piombo, descritte nell’inventario del Buonarroti stilato nella sua bottega in via Macel de’ Corvi nel 1564, dopo la di lui morte. Quest’opera di Sebastiano del Piombo è oggi perduta (ne parlano solo i vari inventari): ma la “Deposizione” del Venusti che allora poteva vederla, parte da essa, conserva i nove personaggi, e per noi oggi è fedele testimonianza della esistenza nel Cinquecento della tela di Sebastiano. Se questa scoperta è un vanto dei ricercatori, il vero gioiello della mostra è indubbiamente una “Orazione nell’Orto” del Venusti (1565-70), oggi serbata a Spoleto nella Fondazione Marignoli – ne è esposta anche un’altra di Palazzo Barberini – ispirata al disegno omonimo di Michelangelo, oggi nel Gabinetto delle Stampe di Firenze. Forse per influenza del tormentato El Greco, allora presente a Roma, il colorismo dell’opera è lancinante. I violenti riverberi delle nubi violette, su una trasparente e spettrale città tratteggiata nel fondo, prendono però spunto piuttosto dai colori striduli e acidi delle opere soprattutto giovanili del Buonarroti. Eccolo dunque il Michelangelo a colori: esasperato e trasportato nell’ultraterreno dalla passione e dall’emulazione dei suoi allievi.

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