“Lulu” di Alban Berg all’Opera di Roma

di Paola Pariset

L’opera “Lulu” di Alban Berg (1925-35), dal compositore austriaco tratta dai due drammi di Frank Wedekind “Erdgeist” (Lo spirito della terra) e “Die Büchse der Pandora” (Il vaso di Pandora), ma lasciata incompiuta dell’orchestrazione nel III atto alla sua morte, verrà rappresentata dal 19 maggio al Teatro dell’Opera. E comparirà col completamento orchestrale dell’ultimo atto, scritto nel 1979 dal musicologo Friedrich Cerha e subito messo in scena a Parigi, con la direzione di Pierre Boulez. “Lulu” è un capolavoro musicale e teatrale dell’esponente della seconda Scuola di Vienna, tuttavia difficile da mettere in scena, per la lunga trama inesplicabile (viene da ricordarla nel successivo “Candide” di Leonard Bernstein, coi suoi personaggi che rinascono dopo la morte e tornano in scena), ma soprattutto per il tema e lo stile graffiante, sarcastico, che è denuncia e parodia delle società moderne. A Roma l’opera venne rappresentata solo nel 1968 nei due atti originali: oggi invece “Lulu” sarà data con l’orchestrazione di Cerha, nella sua completezza drammaturgica che ha visto concorde anche il regista e co-scenografo William Kentridge. Si tratterà di una grande coproduzione col Metropolitan di New York, con la English National Opera e con l’Opera di Amsterdam. Riassumere il soggetto del libretto di Berg non è semplice, poichè si tratta della vita al vento, fra uomini di ogni tipo, della soubrette Lulu, prepotente simbolo erotico, sino alla sua morte tragica per mano di Jack lo Squartatore. Lo scorrere intrecciato degli eventi, spesso paradossali, tra fin troppi personaggi senza scrupoli (come lo è Lulu), pone in luce non solo il marcio della società, ma la soverchiante forza metafisica – in definitiva malefica e demoniaca – che la donna possiede (Lulu ne è la quintessenza), in un’ottica irrazionalistica (e nel versante artistico espressionista), che ha attraversato l’Otto e il Novecento, da Schopenhauer a Kierkegaarde, a Nitzsche. Il testo musicale, intricato e al tempo stesso curatissimo da Berg, negli snodi dodecafonici e nei ritorni al tardo romanticismo tonale, nei ‘leitmotiv’ che connotano personaggi e situazioni, nel ritmo scenico e nelle simmetrie compositive di tipo classico, si è poi rivelato attento anche alle scelte dei registri vocali. Direttore dell’Orchestra del Teatro dell’Opera sarà il giovane argentino Alejo Pérez, qui già di recente ascoltato ne “Il Naso” di Shostakovich, e la regia è di William Kentridge che coopera alla scenografia con Sabine Theunissen: i costumi sono di Greta Goiris, le importanti luci di Urs Schönebaum, video control di Kim Gunning. Nei tanti e diversi ruoli vocali spesso cantano gli stessi artisti: e comunque – in sintesi – in quello di Lulu figurano i due soprano leggeri Agneta Eichenholz/Disella Larusdottir, in quello della contessa Geschwitz il mezzosoprano Jennifer Larmore, il dottor Schön (e Jack lo Squartatore) sarà il baritono Martin Gantner, e suo figlio Alwa (probabile autoritratto musicale di Alban Berg) il tenore Thomas Piffka. Tra di essi, Sara Rocchi e Reut Ventorero appartengono al progetto “Fabbrica”, del Young Artist Program del Teatro dell’Operra di Roma.

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