Lucchesini a S.Cecilia, Primo Levi al Teatro Argentina

Malosti,%20interpereta%20Primo%20Levi%20di Paola Pariset

La cameristica di S.Cecilia: Andrea Lucchesini

Si è appena inaugurata la Stagione da Camera dell’Accademia Nazionale di S.Cecilia, col concerto monografico su Robert Schumann tenuto dal pianista Andrea Lucchesini. Da qualche anno egli ha assunto il ruolo di direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana, arricchendola di angolature e minifestival interni alla stagione concertistica tradizionale: ma non per questo egli ha rinunciato a coltivare il suo stupendo pianismo, fatto di profonda sensibilità musicale, lontana da esibizioni di accecante virtuosismo, con cui molti altri pianisti conquistano il pubblico. Ma solo certo pubblico, davvero non quello che era giunto in questa occasione in Sala S.Cecilia per il concerto di Lucchesini, che agli esibizionismi non concede proprio nulla. Invece sotto le sue dita si spalanca un mondo di sentimenti riposti e profondi, di quelli dinanzi ai quali può esistere solo il rispetto ed il silenzio. Eppure egli è giovane, ma la giovinezza non vuol dire necessariamente effervescenza, vitalismo, esteriorizzazione. E non dimentichiano gli aspetti del suo pianismo volti al contemporaneo, all’Avanguardia del Novecento e alla stretta dimestichezza con la musica di Luciano Berio. Schumann, il poeta delle piccole cose e dei moti dell’animo affidati al pianoforte, ha conquistato Lucchesini coi giovanili 12 pezzi di “Papillons op.2”, scritti nel 1829-30, e ancor più col “Carnaval op.9, piccole scene su quattro note”, che ispirato alle maschere – Arlecchino, Pantalone, Colombina – rivela la simpania del compositore per il mondo infantile, e al contempo l’analisi di se stesso nelle comnponenti intimistica e appassionata, impersonate dagli immaginari Eusebio e Florestano. Due nature coesistenti in Schumann, che Lucchesini penetra sino in fondo, e fa affiorare nel suo legato meraviglioso, cui giova un pedale sapiente piegato alle più intime espressività. Con tali mezzi personalissimi, il pianista ha ancora eseguito le “Tre romanze op.28” e la “Fantasia in do maggiore op.17” (1836), dove le due nature di Schumann si annodano ancor più, e varcano la soglia dei sentimenti umani (l’amore verso Clara Wieck), per captare le più inafferrabili vibrazioni dell’universo tutto.

 Valter Malosti è Primo Levi al Teatro Argentina

In occasione dell’aniversario della nascita di Primo Levi (1919-87), chimico, scrittore e massimo testimone delle atrocità naziste ad Auschwitz, il Teatro Argentina ha or ora messo in scena l’eccellente pièce “Se questo è un uomo”, tratta dal celebre omonimo libro, scritto da Levi nel 1946, edito dapprima da De Silva, poi da Einaudi nel 1958. Forte e coraggiosa l‘idea di Valter Malosti di realizzare su ciò uno spettacolo, che insieme con Domenico Scarpa egli ha portato a “condensazione scenica”, ed interpretandolo ha affidato al solo parlato, alla sua sola voce e alla sua figura stante, la spaventosa realtà del campo di annientamento di Brune-Monovitz. Teatro solo acustico, con una gestualità azzerata, luci oscure di Cesare Accetta, nell’azzerata (anch’essa) scenografia di Margherita Palli. Un teatro di straordinaria potenza, anticipato dalle stesse parole di Malosti: “Volevo creare un’opera che fosse scabra e potente, come se quelle parole (di Levi, naturalmente) apparissero scolpite nella pietra, e spesso ho pensato al teatro antico…”. Nella recitazione ricorrevano sovente, seguendo il testo, parole di Dante –“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virute e conoscenza”, anch’esse dure quali la pietra – così come, nella musica, schegge di Beethoven, Schubert, Pärt, accostavano le note musicate da Carlo Boccadoro su tre mottetti di Levi, cantati dall’Erato Choir. Un teatro percorso a sprazzi dalla babele del campo – suoni, minacce, ordini urlati in lingue incomprensibili, l’yddish degli ebrei orientali, il polacco, il greco, l’ungherese – ma soprattutto voce di un uomo, in piedi nella semioscurità, che scolpisce, con la quieta spietatezza di Levi, la più grave tragedia mondiale del Novecento. Lo spettacolo dovrebbe essere portato in tutte le scuole d’Italia.

 

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