L’Opera tra Capuleti, Montecchi e Jerome Robbins

Opera 20 serta Robbinsdi Paola Pariset

Opera: “I Capuleti e i Montecchi” di V.Bellini

Daniele Gatti – direttore musicale del Teatro dell’Opera – ha sorretto magnificamente, con la sua direzione puntuale, meticolosa e assai sensibile, la bellissima opera “I Capuleti e i Montecchi” del ventottenne Vincenzo Bellini (1830, en première al Teatro La Fenice di Venezia), opera giovanile ma già centrale nell’attività del compositore catanese, in questi giorni presentata al Teatro dell’Opera di Roma. Ed anche ha giovato, a questo nuovo allestimento del Teatro capitolino, la semplice, essenziale e purissima messa in scena – comprensiva di regìa, scene, costumi e luci – del tedesco Denis Krief, cui si deve però l’unico neo di un lavoro così fedele alle premesse del compositore: la scelta di armi e abiti moderni, disturbanti in una vicenda di scontri tra fazioni nobiliari finiti in un tragico amore-morte nella Verona del Duecento, scelta non giustificata da valido simbolismo concettuale. Eccellente il cast vocale, specie il soprano Benedetta Torre (6 febbraio, in alternanza con Mariangela Sicilia) nella parte di Giulietta, e il mezzosoprano russo en travesti – previsto in partitura – Vassilisa Berzhanskaya (Romeo) la cui voce, dalla tessitura acuta belcantistica, si univa ottimamente con quella del soprano, e persino con quella tendente al registro alto del tenore peruviano Iván Ayóm Rivas (Tebaldo), nell’accezione di purezza morale che connota tutta l’opera. Ottimi anche i due bassi Nicola Ulivieri nel ruolo convinto di Lorenzo (in abito talare) e di Alessio Cacciamani in quello rigido e inflessibile di Capellio, padre di Giulietta. Da porre in risalto anche il Coro diretto da Roberto Gabbiani, nel canto incredibilmente soave al funerale di Giulietta, mentre Romeo e Tebaldo lottano fra loro.

 Serata Jerome Robbins all’Opera

Jerome Robbins è un coreografo americano fra i maggiori del Novecento e la sua arte, di radice assolutamente classica, raggiunge spesso culmini di sogno: come nel brano “In the Night”, che la direttrice del Ballo Eleonora Abbagnato ha inscenato al Teatro dell’Opera sino al 5 febbraio, nella “Serata Jerome Robbins” (con riprese di J.Pierre Frohlich). Alla prima rappresentazione, iniziata con ”The Concert” e con il pianoforte di Enrica Ruggiero in scena per la musica di Chopin, la pièce aveva carattere giocoso, esaltato da colorati e svolazzanti costumi di Irene Sharaff: ne erano interpreti solisti e primi ballerini del Corpo di Ballo. Seguiva “In the night”: sotto un firmamento puntaggiato di stelle (purtroppo rosse: certo per dare fiabesca irrealtà alla pièce), tre coppie danzavano musica di Chopin orchestrata, diretta da Carlo Donadio. Un vero sogno: il pas de deux dell’étoile Rebecca Bianchi col solista Michele Satriano, nei bellissimi costumi di Antony Dowell, toccava il sublime. Più fisico e corporeo il duo dei primi ballerini Susanna Salvi e Claudio Cocino. Il terzo pas de deux ha visto in scena la direttrice del Ballo Eleonora Abbagnato con l’americano Zachary Catazaro, nobile principal del Balletto di Monaco. Il minimalismo musicale di Philip Glass trionfava invece, riversato nella coreografia di Robbins, in “Glass pièces”: piccoli passi sempre uguali di danzatori-silhouettes, passeggiate sincrone e geometriche di ballerini senza nome ma con la gioia dentro, nel predominio di un astratto carico di vita. Corpo di Ballo molto impegnato e in forma.

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