“Linda di Chamounix” all’Opera di Roma e “Serata Nureiev” a Caracalla

Linda di Chamounix_Jessica Pratt Opera Roma giugno 16di Paola Pariset

E’ giustamernte un’opera semiseria, quasi un’opera seria del tutto “Linda di Chamounix” (première a Vienna, 1842) del bergamasco Gaetano Donizetti, in scena come ultima rappresentazione del Teatro dell’Opera prima della stagione all’aperto, alle Terme di Caracalla. Un amore contrastato – drammatico leit motiv di tutta quest’opera donizettiana – conduce alla follìa la giovane e umile Linda di Chamounix, insidiata dal ricco e pretenzioso Marchese di Boisfleury: ed è su lui, sulla sua figura che unicamente si concentra l’aspetto buffo della rappresentazione, con i tipici clichés settecenteschi come gli scioglilingua. Il resto si svolge tutto sul filo della coerente ma un po’ ingenua drammaturgia di Gaetano Rossi, entro la stupefacente scrittura musicale donizettiana, serrata, costruita su ristretti intervalli e aderentissima alla parola, messa in pieno risalto dal sapiente direttore d’orchestra bresciano, dalla corposa carriera, Riccardo Frizza. Il biancore delle semplificate scene di Daniel Bianco (nomen est omen) con le gentili silhouettes, sembrava alludere alla semplicità dei popolani, oltre che al tema ricorrente e fondamentale della purezza muliebre: tanto più impropria è apparsa la “attualizzazione” registica (di Emilio Sagi) di un’automobile degli anni ‘30 del Novecento condotta in scena, o del guizzante fotoreporter col suo strumento in collo, ed altro. In compenso la bellezza del Coro diretto dal M°Gabbiani era, insieme con le luci di Albert Faura, un elemento di fusione drammaturgica: la voce della protagonista Jessica Pratt, nota per la sua duttilità e dolcezza interpretativa negli impervi ruoli donizettiani, ha sfoggiato acuti talmente pieni da far temere (a torto) per l’intonazione. Il delicato tenore Ismael Jordi (Carlo di Sirval), pieno di finezze espressive, ad un certo punto del II atto ha ridotto il previsto volume di voce, forse perché in duo col potente basso Christian van Hom nel ruolo del Prefetto, un ruolo risultato prioritario in questa imponente interpretazione, e con tale voce. Positivo il giudizio sugli altri cantanti.

Intanto la stagione del Teatro dell’Opera alle Terme di Caracalla è iniziata con “Serata Nureiev”, spettacolo di danza dal notevole potenziale filologico, non sempre seguìto dal necessario rigore esecutivo. Ma l’impressione di un appuntamento importante con la grande danza classica, proprio perché dedicato alle creazioni coreografiche originali di Nureiev, un nome mitico del ballo accademico, c’è stata. E questa volta, a parte l’unico ospite, il meraviglioso primo ballerino dello Stuttgart Ballet, Friedemann Vogel, tutto lo spettacolo è stato portato avanti dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera, in altri casi invaso da ballerini, coreografi e tecnici francesi. Il russo Rudolf Nureiev, il più grande danzatore del Novecento insieme con Vaslav Nijinskij, russo della Bashkiria, fuggito dall’URSS nel 1961 chiedendo asilo politico in Francia, partner d’eccellenza di Margot Fonteyn al Royal Ballet, artista richiesto in tutto il mondo per il suo carisma, si dedicò a rimontare le coreografie dei capolavori ottocenteschi negli anni ’70-’80, quando era alla direzione del Ballo dell’Opéra di Parigi. Le sue versioni di tali opere si connotano per la difficoltà tecnica, oltre che per la fedeltà alle coreografie originarie, difficoltà temuta da tutti gli interpreti successivi. In questa occasione la ripresa delle coreografie di Nureiev è stata curata dalla sua collaboratrice Patricia   Ruanne, coadiuvata rispettivamente dal marito Frédérik Jahn per il III atto di “Raymonda”, da Laurent Hilaire per la Polonaise nel “Lago dei Cigni”, e da Florence Clerc già collaboratrice di Nureiev per il III atto de “La Bayadère”. Molta cura il grande Rudolf mise nel rimontare le scene d’insieme, che richiedono dai ballerini del Corpo di Ballo precise corrispondenze e uguaglianza di movimenti: ciò che è ahimè mancato soprattutto nel caso di “Raymonda”, mentre nella celebre e bellissima scena delle Ombre ne “La Bayadère” l’unità dei movimenti è stata in parte salvata. Sempre presente nelle tre rappresentazioni di “Raymonda” e del pas de trois del “Lago dei Cigni”, Friedemann Vogel ha brillato per la bravura tecnica, la sicurezza esecutiva e la vellutata e tuttavia virile gestualità da vero danseur noble. Nel secondo cast, l‘eccellente prima ballerina Rebecca Bianchi era sostituita da Sara Loro e Alessandra Amato: ballavano poi i ruoli principali anche Susanna Salvi e la bravissima e pura Marianna Suriano. Uno spettacolo di danza classica che fa sempre piacere sia stato ideato e messo in scena, sia pure con i predetti difetti, e se ne ringrazia la direttrice del Ballo Eleonora Abbagnato.

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