Il tango di Zotto all’Olimpico, Don Chisciotte all’Opera

ZOTTO%20Miguel%20Angel%20e%20partner%20Filarmonica%2019di Paola Pariset

L’intramontabile tango di Miguel Angel Zotto

Sono più di 20 anni che l’Italia vede sui suoi palcoscenici Miguel Angel Zotto – lucano di Trani, città che quest’estate gli ha dedicato un Festival – ma argentino di formazione per il magnifico possesso di tecnica, interpretazione ed esecuzione del tango: sì che ne è ritenuto uno dei tre migliori ballerini del mondo. Ce ne siamo accorti una volta di più in questi giorni, in cui l’Accademia Filarmonica lo ha presentato al Teatro Olinpico, in uno spettacolo intitolato “Te siento… tango”, frase attinta dalla sua autobiografia pubblicata appena da De Agostini. Coi suoi ballerini della compagnia Tango por dos, e con la compagna d’arte e di vita, la bellissima Daiana Guspero, abbiamo ritrovato il danzatore equilibrato e maturo, eppure spettacolare nella velocità delle figurazioni, nella originalità conquistante e sempre nuova e insattesa delle sue gambe miracolose, in una forma ineguagliabile e irriproducibile del suo tango, cui continua a dare nel tempo impensabili e indimenticabili risultati artistici, senza poi scordarsi della storia della sua Argentina, spesso ritornante nelle sue performances.

Don Chisciotte frizzante all’Opera

Al Teatro dell’Opera – dove una sala è stata appena dedicata alla memoria di Elisabetta Terabust, grande ballerina étoile e poi direttrice del Corpo di Ballo dell’Opera e di altri teatri italiani – è da poco tornato in scena il balletto “Don Chisciotte”. Musicato nel 1869 da Ludwig Minkus (con inserti di Drigo nelle versioni successive), ed ispirato all’omonimo romanzo di Cervantes, fu coreografato da Petipa e Gorsky e più volte ripreso – nel 1969 da Balanchine, nel ‘73 da Nureiev, nel 1980 da Baryshnikov. Nella presente versione coreografica di Laurent Hilaire ritroviamo quella ben nota di Mikhail Baryshnikov per l’American Ballet Theatre: di essa sono altresì ripresi le scene, i costumi e le luci di Vladimir Radunsky (alla cui memoria è dcedicato lo spettacolo) e A.I.Weissbard, dagli effetti giocosi e primitivi. Vi era impegnato l’intero Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera, mentre nel ruolo di Kitri per due serate si è esibita la prima ballerina del Bolshoj di Mosca, la delicata Evgenia Obraztsova. Il personaggio è poi stato interpretato assai bene e con la necessaria vivezza dalla nostra étoile Rebecca Bianchi: ed una lode vada anche a Marianna Suriano quale Regina delle Driadi (anche nel ruolo di Mercedes), e a Flavia Stocchi in quello di Amore, nel “Sogno di Don Chisciotte” nel II atto: ma una lode meritano anche il sensibile Basilio di Simone Agrò uscito dalla Scuola di Ballo dell’Opera, l’ottimo Gamache di Paruccini, il sognante (e non solo comico) Don Chisciotte di Damiano Mongelli. In realtà tutti i danzatori hanno rivissuto lo spirito frenetico ed elettrizzante del balletto originario, cui hanno cooperato sia le scene e i magnifici e folleggianti costumi, sia soprattutto la irresistibile direzione d’orchestra di David Garforth. Lo spettacolo ha chiuso al meglio la stagione autunnale di danza del nostro Teatro dell’Opera.

 

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