Il saluto al 2019: Verdi inedito a Roma e lo Zefiro a Castelgandolfo

Mantegna%20allo%20specchio%2019di Paola Pariset

“Les Vêpres siciliennes” di Verdi all’Opera

Come spettacolo inaugurale della stagione 2019-20, al Teatro dell’Opera di Roma è stato scelto un titolo raro e nella lingua originale, il francese: si tratta di ”Les Vêpres siciliennes” di Giuseppe Verdi, partitura commissionata dall’Opéra di Parigi, realizzata dal Maestro di Busseto su libretto di E. Scribe e C.Duveyrier, e inscenato all’Opéra il 13 giugno 1855. Lanciato dal “Nabucco” e ormai sulla cresta dell’onda, per aver da poco dato vita alla Trilogia “La Traviata”, “Rigoletto” e “Il Trovatore”, Verdi ricevette questo invito allettante dall’Opéra de Paris: era per lui la prima volta, un debutto nel primo teatro d’Europa, fortemente promettente per un compositore. E se fu scelto un soggetto antifrancese, quello della vittoria del popolo siciliano rivoltatosi contro gli Angioini nel 1282, la contentezza non fece sentire a Verdi, gran patriota, l’imbarazzo nell’accettare dalla Nazione francese il tema di una disfatta militare e politica. In effetti il grande Maestro grazie anche al predetto libretto, oltre a indirizzare la vicenda sugli affetti e sull’amore, non approfondì il tema della lotta, e diresse l’opera verso un finale (drammaturgicamente improbaile) di pacificazione fra siciliani e francesi. Proprio per questo, il melodramma è lontano dai noti caratteri verdiani di nuda energia e sintesi scultorea dei personaggi, a vantaggio di una scrittura molto più armonicamente smussata e ricca di colori e sfumature, che come nelle estreme creazioni di Verdi, si volgono già al futuro della musica. Tra la direzione potente e serrata in ogni dettaglio del direttore stabile Daniele Gatti, e la smorta regìa di Valentina Carasco – eccezion fatta per la scompigliata festa nel Palazzo di Monfort e per la danza delle Quattro Stagioni con abbondanti innaffiate e quant’altro – di sintonìa ce n’era poca: poca ce n’era anche con la geometrica e nuda (funzionale almeno) scenografia del francese Richard Peduzzi. Indefinibili i costumi di Luis F. Carvalho: i militari francesi in tenuta di falangisti nulla avevano di duecentesco, e spesso gli abiti si rivelavano impietosi verso la sagoma dei cantanti. Le voci, bellissime, erano del soprano Roberta Mantegna (Hélène) versatile e modulata, ancora in formazione; del tenore americano di gran fama John Osborn (Henri) per la luminosità del timbro in un ruolo assai drammatico; del baritomo Roberto Frontali impersonante Monfort nella sua doppia personalità; del basso di formazionre rossiniana Michele Pertusi (Procida).

 “Zefiro torna”: danza al Teatro Petrolini

Danza per la mezzanotte del 31 dicembre 2019: ci attende la festosa performance nel Teatro Petrolini di Castelgandolfo, dalle 21 in poi. In realtà anche il Teatro dell’Opera ha previsto uno spettacolo alle ore 18: va infatti in scena la ripresa del “Lago dei cigni” del 2018, con gli ospiti Polina Semionova e Daniel Camargo nella coreografia di Benjamin Pech, che offre qualche riserva critica (arbitraria eliminazione del ruolo del mago Rothbart, rifluito sull’ambiguo Benno), ma che ha avuto un’enorme richiesta dal pubblico. Il Teatro dedicherà l’introito del 2 gennaio alla Fernice di Vernezia, per i danni subìti dalla recente acqua alta. Roma capitale ha poi destinato la Festa di Capodanno al tema della nostra Terra, con innumrerevoli spettacoli specie celesti, per 24 ore notturne e diurne, con la compagnia Aerial Strada, e fuochi pirotecnici a Mezzanotte.  Non è certo una prima lo spettacolo di danza “Zefiro torna” al Teatro Petrolini di Castelgandolfo (via Prati 6), poiché ha debuttato nell’agosto 2017 a Napoli in S.Domenico Maggiore, per la rassegna “Vissi d’Arte”: diciamo poi che è una trovata assai gradita la cena rinascimentale, che precede lo spettacolo, propria della tavola di Lorenzo il Magnifico. Zuppa di funghi e farro, maiale con prugne, finocchio e zenzero, pollo all’arancio con curcuma e anice, frittata alle herbucce, crostini di fegatelli grigliati, infine biscotti allo zabaione e altri dolci, con spumante a mezzanotte. Le reminescenze medìcee apriranno la via allo spettacolo, splendido per i costumi e la danza contemporanea ispirata al Botticelli (catering Biker’s). Ideato, diretto e interpretato (nel ruolo di Sandro Botticelli) dall’attore Luciano Tribuzi, verte sulla tensione amorosa del grande pittore del Quattrocento verso la bellissima ventenne genovese Simonetta Vespucci, una delle donne più ammirate del secolo, come Giulia Farnese a Roma o Caterina Gonzaga a Mantova. Ella ispirò il Botticelli, che la ritrasse in celebri dipinti: agli Uffizi di Firenze nella “Nascita di Venere”, e ne “La Primavera” (dove figura in una delle tre Grazie, forse in quella al centro). Simonetta, a Firenze dal 1470, circondata anche dal Poliziano, dal Pulci, dallo stesso Lorenzo il Magnifico, fu profondamente amata dal di lui fratello Giuliano de’ Medici. Ma morì giovanissima, contribuendo così – con l’influenza anche del Savonarola – al ripiegamento della pittura botticelliana in forme aspramente neo-medievali. Con Tribuzi, saranno in scena l’attrice Michela Barone (Zefiro, il vento primaverile) e la danzatice classica Giulia Fabrocile (Simonetta), che comparirà dapprima seducente e gioiosa, poi nel momento della tragica sua morte, infine rediviva creatura nella pittura immortale del Botticelli. La musica è composta da brani di Paradisi, Prokofiev, Cajkovskij, e dei compositori Pino e Federica Clementi.

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