Il giro del mondo in tre orchestre

Orch. universitaria govanile del Messico 2105 S.Ceciliadi Paola Pariset

L’Accademia di S.Cecilia in settembre ha organizzato una triade di concerti dal titolo “Il giro del mondo in tre orchestre”, presentando dapprima la Filarmonica della Scala diretta da Daniel Harding in rappresentanza dell’Europa, indi l’Orquesta Juvenil Universitaria ‘Eduardo Mata’ (Mexico) per l’America Latina, infine la Qatar Philharmonic Orchestra diretta da Dmitrij Kitajenko per il Medio Oriente. Con le Orchestre hanno suonato solisti non legati all’origine dei complessi strumentali, ma comunque di levatura internazionale: il pianista Alessandro Taverna per la Filarmonica della Scala, il nostro bravissimo violinista Massimo Quarta per l’Orchestra messicana, ed il pianista russo Boris Berezovsky per l’Orchestra del Qatar. Il primo ed il terzo appuntamento prevedevano un programma di musica classica, mentre il secondo – anche perché l’Orchestra era Giovanile – ha messo in programma, dopo due brani classici, sei melodie popolari messicane. Il direttore Gustavo Rivero Weber, fondatore ed anche direttore artistico del complesso, lo ha ben guidato nella bellissima “Danza rituale del fuoco” dal balletto ‘L’amore stregone’ di Manuel De Falla (una certa rigidezza si notava negli strumentisti, nei legni e nelle percusioni), e a seguire nel “Concerto per violino e orchestra n.2 op.7 ‘La Campanella’” di Paganini, ove assorbente si mostrava la presenza di Massimo Quarta, virtuoso straordinario vincente sulle forti difficoltà tecniche, ostentate dalla partitura paganiniana. Ma giunto il momento della musica tradizionale, l’Orchestra si abbandonava ad un’esecuzione probabilmente cara alle proprie tradizioni popolari, lanciandosi in percussioni fragorose, in un aumento stordente dei volumi sonori, che le voci di José Luis Ordóñez e Lluvia Ruelas, pur impostate, non contribuuivano certo a ridurre. Il successo comunque è stato enorme, e corrisponde a quello riservato in Messico a questa Orchestra.

Al Teatro dell’Opera, l’autunno è stato inaugurato con una creazione del compositore americano vivente John Adams: “I Was Looking at the Ceiling and Then I Saw the Sky” (1995), ispirata al terremoto del 1994 a Los Angeles. Su libretto di June Jordan, l’opera segue la vita di sette giovani scampati, che debbono rifarsi una vita. L’opera rientra nel genere musical: il direttore australiano Alexander Briger ha diretto con sfrenata esubertanza parte dell’Orchestra del Teatro dell’Opera, ossia elementi di essa, che hanno coraggiosamente suonato tre tastiere, chitarra, basso elettrico, clarinetto, sax e batteria, per la musica pop, rock, blues della partitura di Adams. L’allestimento era del Teatro Châtelet di Parigi, dove il lavoro aveva debuttato nel 2013. Divertenti – ed in asse con quanto l’assordante musica (adatta però al momento del fragore del terremoto) richiedeva – le animazioni video, che il noto regista Giorgio Barberio Corsetti aveva calato nella sua molto fumettistica scenografia. Tutto in asse dunque, anche le voci spesso di origine pop, e in genere utilizzate, qui e altrove, per metà nell’opera tradizionale e per il resto nel musical e nel pop. Unico difetto: il tutto non era al posto suo, lontano dalla musica dei neri e dall’autentico e toccante musical americano, e scaraventato invece in uno dei templi dell’opera lirica occidentale, che non aveva né i mezzi né lo spirito per rappresentarlo come esso richiede.

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