Il convegno alla Sapienza: l’Italia degli anni ’70

pannella3-kzbC--587x419@IlSecoloXIXWEBdi Mario Gaetano Fabrocile

Per iniziativa del dipartimento di Comunicazione e Scienze sociali dell’Università di Roma ‘La Sapienza’, si è voluto onorare la memoria di Gloria Gabrielli, amata docente di Storia contemporanea e della Comunicazione, con un convegno scientifico dal titolo ”Le trasformazioni dello spazio pubblico nell’Italia degli anni settanta: alle origini della nostra modernità”. Il convegno si è svolto in due sezioni presiedute rispettivamente dai proff. Luciano Zani (La Sapienza) e Simona Colarizzi (La Sapienza), con interventi di docenti di altri Atenei (Luiss Guido Carli, Suor Orsola Benincasa, Università degli Studi del Molise e di Roma tre, Institut d’Etudes Politiques, Scienzes Po) presso il Centro Congressi di Via Salaria 113, il 25 ottobre scorso. Le varie relazioni, delle quali è auspicabile la pubblicazione fra gli atti del convegno (lo scrivente non ne ha potuto seguire l’intero svolgimento), hanno svolto un’accurata analisi dei problemi affrontati e dei positivi mutamenti, verificatisi lungo gli anni settanta nella Società italiana.

Questa infatti, dopo il “miracolo economico” del precedente decennio, si avviava a trasformare l ‘Italia in un paese industrializzato, per tappe riguardanti inizialmente il Nord. Infatti persisteva ancora il divario con un Sud arretrato, ad economia in prevalenza agricola, abbandonato a se stesso anche per le migrazioni interne di disoccupati in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita, verso il Settentrione. Iniziava così per loro un lento processo di integrazione favorito da comuni esperienze di lavoro, dall’obbligo di scolarizzazione per i più giovani e – per tutti – da un graduale aumento dei consumi, che porterà all’acquisto di automobili e apparecchi televisivi: strumenti quest’ultimi di aggregazione della vita familiare, oltre che di diffusione di nuovi modelli culturali di massa e di affermazione di una lingua nazionale comune, sostitutiva dei vari dialetti regionali. Si allargano inoltre le basi del sistema politico italiano con l’ingresso dei socialisti nell’area di governo (primi anni sessanta), e una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica ai problemi socio-economici del paese.

Proprio nel giugno ‘70 si tenevano le prime elezioni regionali, mentre nel dicembre dello stesso anno, con l’appoggio dei partiti laici – soprattutto quello radicale di Marco Pannella – nonostante l’opposizione democristiana, veniva approvata la legge Fortuna-Baslini istitutiva del divorzio. Provvedimento quest’ultimo indicativo del processo di laicizzazione della società italiana, sempre meno influenzata dalla presenza religiosa e cattolica nel paese. A pagare le spese di tutto ciò sarà il maggiore partito italiano, la Demacrazia cristiana, spesso appoggiata da larghi settori del clero. In essa mentre l’ala più conservatrice insieme con frange del partito socialdemocratico si farà espressione della cosiddetta maggioranza silenziosa, spostando a destra l’asse politico del paese, quella più avveduta e progressista mirerà ad “equilibri più avanzati”, fino a considerare con favore un coinvolgimento del P.C.I. nella responsabilità di governo. In tale clima reso rovente dalle battaglie del sopra-citato Pannella, col suo piccolo partito nato nel’58, non passò nel ’74 il referendum abrogativo della legge sul divorzio, proposto dalle forze conservatrici della D.C. e del M.S.I.

Quanto appena detto costituiva prova evidente dei mutamenti in atto nella società italiana, del diminuito peso della Chiesa cattolica nell’ispirare la vita privata dei cittadini, e del ridimensionamento – infine-del ruolo della donna, non più confinata nella sola difesa della famiglia. Il quadro di tali mutamenti si sarebbe completat0 nel ’75, con la riforma del diritto di famigli, sancente la parità tra uomo e donna e l’abbassamento della maggiore età da 21 a 18 anni, con conseguente diritto al voto.

Infine nel ’78 fu vinta da partiti laici e di sinistra la resistenza della D.C., con la legge che legalizzava e disciplinava l’aborto. Anni quindi, quelli settanta, di grandi cambiamenti in positivo della società italiana, nonostante la nascita di nuclei di estrema destra ed estrema sinistra dalle sigle più varie, e con ruolo di violenta contestazione dei partiti tradizionali e relativa politica. La loro lotta si spingerà fino all’eliminazione fisica a di tanti esponenti del sistema combattuto. Sotto il loro piombo cadranno magistrati, politici, sindacalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, fino a toccare il culmine con l’assassinio di Aldo Moro (in via Fani a Roma il 16 marzo ’78 ), uomo simbolo dell’ apertura a sinistra della D.C. e del dialogo con il P.C.I.

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