“Idomeneo Re di Creta” al Teatro delll’Opera

Opera%20con%20Idomeneo%20Mozazrt%20con%20orizzonte%20friedrichiano%20%202019di Paola Pariset

L’opera lirica seria “Idomeneo Re di Creta” di Mozart, scritta dal compositore venticinquenne su libretto di Giambattista Varesco, venne data en première nel Teatro di Corte di Monaco nel gennaio 1781: ed ora è stata inscenata dal Teatro dell’Opera di Roma sino al 15 novembre scorso. Se quest’opera imponente e bellissima, che per la caratterizzazione dei personaggi e per la ricchezza di melodie, timbri, scelte armoniche travolgenti e sempre nuove, non si immaginerebbe in un ragazzo di 25 anni, c’è però da domandarsi come mai essa rientri fra le creazioni di Mozart meno eseguite e meno popolari. Il critico Carli Ballola ne rinviene la causa nell’ostilità del secolo XIX verso l’opera seria del Settecento: certo “Idomeneo” entrò nel nostro Teatro dell’Opera circa due secoli dopo la sua creazione, nel gennaio 1983, diretto da Peter Maag. Invece le lettere fra il giovane Mozart e suo padre, ed altri ancora, sprizzano una gioia infinita, uno straordinario entusiasmo per l’occasione unica, per la committenza di altissimo livello – Carl Theodor, il Principe Elettore di Baviera – per l’orchestra migliore del mondo (quella di Mannheim, che incantò Mozart bambino, durante i viaggi col padre), e da ultimo per le ampie e inattese possibilità dell’allestimento. Mozart era al settimo cielo, e si direbbe che l’immnensa sua gioia si riversi ancor oggi tutta l’opera: lo stesso direttore d’orchestra Michele Mariotti, splendido musicista rossiniano, che riesce a mantenere nelle opere settecentesche il carattere cameristico che quasi semnpre avevano, ha elevato a grandiosità sinfonica l’inesauribile tensione creativa mozartiana, emergente dai sempre cangianti colori e dalle sempre più complesse scelte di scrittura musicale. Belle le voci dell’Idomeneo di Charles Workman, del tenore spagnolo Joel Prieto nel ruolo di Idamante, dei due soprano Rosa Feola (Ilia, a turno con l’altrettanto modulante Adriana Ferfecka) e Miah Persson quale Elettra, infine Alessandro Luciano in Arbace: tutti in diffficili percorsi di impervie fioriture belcantistiche. Spiaceva l’abituale ricorso al video, per le tempeste di mare tra cui viveva il dramma dei prigionieri troiani (i rifugiati della Comunità di S.Egidio, con cui proseguirà la collaborazione con l’Opera), calcati in terra di vincitori greci e cretesi. Spiacevano i ‘costumi’, jeans, cinturoni, piumoni, che Mozart non immaginava nemmeno, ma ai quali i moderni allestimenti ci hanno per forza abituato. Eppure la regìa del canadese Robert Carsen, che ha contrapposto la sua scarsa gestualità all’orizzonte rettilineo e senza fine del mare Meditrerraneo, nel plenilunio, nella calma luce del giorno, nelle inchiostrate tenebre di spaventose tempeste, ha qui raggiunto la sublimità dei dipinti romantici di Caspar Friderich.

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