“Hyperion” di Bruno Maderna-Carmelo Bene alla IUC

Hyperion alla IUC 4 febbr 20di Paola Pariset

Ci è rimasta impressa nell’anima fortemente – nel concerto “Hyperion” presentato in Aula Magna alla Sapienza, il 4 febbraio scorso – la voce del grande attore e regista di se stesso, pensatore asociale, performer fuori le righe, Carmelo Bene: una voce calda, misteriosamente portatrice di suoni e di genti, lontane da secoli. La IUC ha realizzato un concerto dal carattere eccezionale, per il contenuto e la preziosità degli interpreti: “Hyperion” del compositore d’avanguardia Bruno Maderna (Venezia 1920-Darmstadt 1973), per i 100 anni dalla sua nascita: opera discussa, difficile, composta da brani indipendenti, aperta a liberi interventi degli esecutori, indeterminata, in progress, e con la voce di Carmelo Bene a 18 anni dalla morte, “in absentia”. La stessa nascita dell’opera è anomala, risalente agli anni ’60 ma ritoccata più volte dallo stesso Maderna, rappresentata alla Fenice di Venezia (1964), a Bruxelles (’68), a Berlino (’69) con due nuovi cori. Il compositore e direttore d’orchestra Marcello
Panni se ne occupò, ottenendo dalla vedova di Maderna una registrazione dell’edizione di Berlino: egli la presentò a Torino nel ’79 con successo, indi grazie a Francesco Siciliani all’Accademia di S.Cecilia nel 1980 (nel 1981 anche a Milano con l’Orchestra della RAI), ma con notevoli mutamenti. Infatti   nelle due citate versioni dirigeva sempre Panni, ma fu scelto come voce recitante Carmelo Bene. Questi tradusse personalmente dal tedesco “Hyperion” del 1799 (da sempre in partitura), romanzo epistolare dello scrittore Friedrich Hölderlin sul personaggio mitico, metafora dell’artista romantico isolato e tormentato: e vi aggiunse poesie di lui, di Garcia Lorca, di W.H.Auden. Predispose un allestimento scenico suo, che evidenziava la drammaturgia, mutando anche l’ordine dei brani di Maderna. Ed è questa la versione oggi presentata alla IUC: Marcello Panni ottantenne, grande testimone delle esecuzioni della prima ora, ha diretto nuovamente: la voce di Carmelo Bene, affidata ad una registrazione della versione ’80-’81 di “Hyperion”, è stata estrapolata, digitalizzata e inserita nel concerto odierno, col controllo e l’adattamento del M°Panni. “Hyperion”, con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, le percussioni dell’Ars Ludi, lo stupendo coro da camera Ready-Made diretto da G.Mazzini, i solisti G.Trovalusci al flauto, C.Schmitt all’oboe, ha riempito totalmente l’Aula Magna dell’Università La Sapienza, in gran parte con musicisti, letterati e intellettuali. La serata è stata vissuta entro la magìa della penetrante, ineludibile voce di Carmelo Bene. Lo abbiamo sentito presente, a cogliere post mortem questo ennesimo e finale successo, insperato anche da Bruno Maderna. Egli c’era, quando nell’Introduzione un mormorìo strumentale crescente si faceva ampio e morbido sciame di suoni, quasi un serico tappeto, o quando in “Psalm” il coro bellissimo stendeva un sound sconosciuto per la voce di Bene, evocante il titano solitario (Hölderlin stesso e forse Maderna), l’Iperione immenso e sconfitto, che invocava Diotima di Mantinea, l’amore, la salvezza. L’Aria finale per flauto e orchestra questo vagheggiava, in un gigantesco paesaggio musicale di romantica desolazione, romantica e attualissima.

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