Gala all’Argentina, saggio all’Opera, “Traviata” a Caracalla

La%20traviata_al%20centro%20Kristina%20Mkhitaryan%20Caracalla%202018di Paola Pariset

In musica” all’Argentina l’Orchestra RomaTre

Ha avuto luogo in un Teatro Argentina strapieno, il concerto “In musica” dell’Orchestra RomaTre, in collaborazione con la European Foundation for Support of Cultura, a libero ingresso.   Fine di questa istituzione è la diffusione della musica in ogni strato della popolazione: ed al libero ingresso i romani hanno risposto a valanga. Se si abbattono i costi, giovani e vecchi di ogni ceto sociale accorrono sempre ai concerti di classica: non è la classica a non essere amata, sono i costi. La serata ha visto alla direzione dell’Orchestra RomaTre il russo Alexander Stadkovsky, che ha diretto recentemente anche a S.Cecilia, e che nei brani sinfonici e lirici in programma – di Verdi, Bellini, Cilea, Dvoràk, Puccini ed altri – ha dato vita ad una singolare sintonìa con l’ensemble strumentale. Esso ha assimilato e fatta propria la dolcezza carezzevole della conduzione, e la sensibilità con cui Stadkovsky avvicinava le partiture. Tra di esse, l’ouverture del “Nabucco” e de “La forza del destino” verdiane: e certo tale armonia fra direzione e orchestra è stata uno dei pregi della serata. La voce era e del soprano russo  Veronika Dzhioeva, in carriera in Russia e nell’Europa del nord: il piglio sicuro e l’amplissimo registro vocale consentivano all’artista, proprio come alla Callas, di unire alle capacità belcantistiche – in “Casta Diva” dalla “Norma” di  Bellini – ed al melodismo romantico di “Io son l’umile ancella” di “Adriana Lecouvreur” di Cilea, e di “O mio babbino caro” di Puccini, anche coloriture e  tinte contraltistiche.  Uno spicco a sè avevano poi i brani di Alexey Shor, nato a Kiev, attivo  a Malta e in ambito euroasiatico, in stile molto mitteleuropeo: nel suo “Vocalise” la cantante ha sfoggiato i suoi gorgheggi e il suo brio, come nella “Tarantula” dalla zarzuela dello spagnolo Geronimo Gimenez.  Grande il successo di pubblico.

Saggio-spettacolo della Scuola di Ballo dell’Opera, dedicato ad Elisabetta Terabust

L’11 luglio scorso al Teatro Costanzi – in piena stagione dell’Opera a Caracalla – si è tenuto il saggio-spettacolo finale dell’anno 2017-18 della Scuola di Ballo diretta da Laura Comi: ella stessa ha dichiarato dal palcoscenico che l’intera serata  era dedicata alla direttrice onoraria Elisabetta Terabust, scomparsa da poco, ma che alla Scuola aveva dato tanto, sì che la sua figura resterà nelle memorie dell’Istituto: e se la Scuola  prospera persino numericamente, è anche per merito suo, penultima di una serie di direttori e direttrici di altissimo profilo. Anche quest’anno a preparare allo spettacolo finale i giovani allievi sono stati un primo ballerino del Corpo di Ballo, Manuel Parrucini appena uscito dai ruoli del Costanzi, il noto coreografo Mario Astolfi, e la coreografa e regista Alessandra Delle Monache di cui ricordiamo il fantastico “Sogno di una notte di mezza estaste” di Shakespeare, per il saggio della Scuola del 2015. Ella ha affrontato nuovamente un grande della musica, il Mozart del “Flauto magico”, ridotto e adattato alla corografia dal M°Annese. La dimensione fantastica era in primo piano, e i singoli interpreti ben consci del significato morale del proprio personaggio, mai impersonato solo nella parte tecnica: basti ricordare la danzatrice Maria Vittoria Frascarelli nel ruolo di Astrifiammante, ardente di protervia negli slanci, nei cambrés, nelle arabesques, o i delizioni tre genietti (Bove-Ezoe-Stefani).  Certamente eccezionale il lavoro compiuto da Astolfi in “Se creo con te”, coreografia senza trama, ma in cui l’ardita, concentrata e rapinosa gestualità dei singoli era virtualmente al servizio di svariati e profondi sentimenti, cui hanno dato rilievo stupendo le luci di Agostino Angelini. Lo spettacolo si apriva in realtà con “Note allo specchio”, creazione di Parrucini per tutti gli allievi della Scuola, allusiva al viaggio che in essa ciascuno di loro intraprende: e non a caso la musica scelta era la Sinfonia dell’Orologio di Haydn, adatta ai ritmi degli esercizi accademici. Tutta la preparazione del ballerino classico vi era sintetizzata in un ampio spettro, ma con una grazia e un’eleganza fuori dall’accademismo, espressione di artisti giovani e già pronti: né poteva esser altro, vista la guida di un artista del palcoascenico come Manuel Parrucini, che certamente non dimenticheremo.

“Traviata” con regìa di Lorenzo Mariani a Caracalla

La scelta – per “La Traviata” tuttora in scena alle Terme di Caracalla – del regista Lorenzo Mariani, è stata approvata pienamente dal soprintendente del Teatro Carlo Fuortes, che di lui ha ricordato la novità dell’allestimento de “Il barbiere di Siviglia” del 2014, a suo parere generatrice di assai generosi afflussi di pubblico. Ma anche più spinta sul piano spettacolare  è stata la sua supervisione registica de “La Traviata” odierna, ambientata nel ‘900, negli anni della dolce vita trasposta nella cinematografia dal grande Fellini. Libera certo è la creazione artistica, ma non libere sono le intrepretrazioni di opere altrui, che vanno rispettate, pena lo stravisamento delle stesse (che è inammissibile): così è stata la scena dell’addio di Violetta e Alfredo – tanto drammatico nel celebre duetto “Amami Alfredo!” – mentre i due salgono su una Vespa anni ’50; così (anzi del tutto volgare) era la visione delle terga femminili al vento durante un coito, nella scena del ballo delle zingarelle, trasformate dal coreografo Cannito in allupate rockettare. Così infine i paparazzi avventati su Violetta agonizzante: Verdi non aveva previsto nulla che offendesse il momento della  morte di Violetta, anche se ciò può ben accadere oggi. Le scene di Alessadro Camera erano espressione di tutto ciò, e così i costumi di Silvia Aymonino. Ottimo invece il coro del M°Gabbiani specie nella scena della  condanna del brutale gesto di Alfredo, che getta i soldi in faccia a Violetta, mentre la direzione d’orchestra di Carlo Donadio (il 13 luglio) appariva alquanto incolore. La resa del tenore Scotto di Luzio è andata scaldandosi via via: ma la passione, la calda voce, e gli attacchi specie all’acuto del soprano russo Kristina Mkhitaryan erano di una grande dolcezza e morbidezza, degni di colei che ama e soffre, e infine muore.

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