“Fra Diavolo” di Aubert all’Opera

Fra Diavolo_regia Giorgio Corsetti  Opera 17di Paola Pariset

Torna dopo più di un secolo al Teatro dell’Opera, dove fu inscenato nel 1884, il celebre – ma sì, è il caso di dirlo – “Fra Diavolo” di Daniel Auber, en première a Parigi nel 1830. E’ dunque un’opera francese, lo è nel senso pieno del termine per la sua finezza musicale e d’atmosfera: eppure ci viene incontro con un’aria italiana talmente familiare, talmente ‘nostra’ con le sue eco di scrittura musicale rossiniana – un po’ anche donizettiana, specie de “La figlia del reggimento” – che ci sembra quasi di averla in mente come un caro ricordo.

Che gioia vedere e ascoltare sul palcoscenico quest’opera, che ha per soggetto un personaggio storico italiano, diviso fra il militar soldato e il brigante, il combattente d’esercito regolare e il popolano guadagnato alla causa: era Michele Arcangelo Pezza, nato ad Itri nel 1771, e morto inpiccato nel 1806, nella Napoli sotto il dominio napoleonico, che egli aveva sempre fieramente combattuto, più o meno regolarmente. Venne chiamato fra’ Diavolo dai monaci presso cui, vestendo il saio per esaudire un voto della madre, studiava da bambino con grande irrequietezza. Il nome e anche l’irrequietezza gli rimasero, insieme con la sete di avventura, l’odio contro gli invasori francesi, che gli valse l’aiuto senza pregiudizi di re Ferdinando IV, da cui infine fu promosso colonnello nell’esercito regolare. Ma l’instancabile Pezza fu anche temuto brigante, un vero diavolo: tanto che nell’opera di Auber – su libretto francese di Eugène Scribe – nella sua canzone cantata nel I° atto da Zerlina, il ritornello è “Diavolo, Diavolo, Diavolo!”. L’opera ebbe una sua versione in italiano (Firenze nel 1866), con le parti recitate nell’edizione dell’Opéra Comique del 1830 risolte in recitativo, come nella tradizione d’opera italiana. Così “Fra Diavolo” ebbe sempre successo, specie nel nostro paese, favorito dalle versioni cinematografiche, come quella americana coi celebri Stanlio ed Ollio del 1933.

Retta da una veloce e perfetta drammaturgìa, questa opéra-comique in tre atti oggi al Teatro dell’Opera è stata una delicata, garbata (grazie alla direzione dell’americano Rory Macdonald), deliziosa creazione musicale, tipicamente francese: a ciò ha concorso la regìa del notissimo Giorgio Barberio Corsetti – che con Massimo Troncanetti ha curato anche le scene. Egli ha reso tutto in 3D, con mezzi molto sofisticati, ed un risultato a volte fumettistico, ma così gentile e sorridente – a parte le troppo ironiche sfilate dei Carabinieri – da rappresentare davvero la più indovinata trasposizione che dell’opera francese (ambientata nel napoletano) si potesse avere. Solo le coreografie di Roberto Zappalà apparivano un po’ sboccacciate: buone invece le voci, quella belcantistica del soprano cubano Maria Aleida, alle prese col difficile ruolo musicale di Zerlina e la voce anch’essa belcantistica del suo innamorato Lorenzo (tenore Giorgio Misseri). Così anche il molto noto tenore americano John Osborn nelle vesti di un ingentilito e poco cruento Fra Diavolo, e il bravo baritono Roberto De Candia (lord Rocburg), per finire con la scura voce di Sonia Ganassi nelle vesti della procace Pamela.

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