“De rerum natura”, Lucrezio secondo Roberto Herlitzka

Herlitzka_al Tetro di Romadi Paola Pariset

Lucrezio: alla pari con sant’Agostino, la sua è una figura  straordinariamente moderna nel mondo antico, col suo sferzante espressionismo linguistico e il suo drammatico sentimento della natura e dell’umanità. A lui e al grande attore Roberto Herlitzka, il RomaEuropa Festival 2017 ed   il Festival Nuova Consonanza hanno dedicato due serate, giorni fa nel Teatro Vittoria, dinanzi ad un pubblico fitto e interessato. Sferzante linguaggio è quello dei versi di Lucrezio e drammatico il sentimento della natura, cui a nulla servì il serenante messaggio della filosofia epicurèa. Basti pensare alla violenza che il poeta sente nel rapporto fisico uomo-donna, spinti dalla legge della natura a divorarsi l’un l’altro; o alla violenza con cui l’essere umano nasce e a quel verbo, ‘profudit’, che rende l’incontenibile spinta della donna nel partorire, o alle immagini della Peste di Atene alla fine del poema. Herlitzka ha dedicato anni della sua lunga vita a tradurre in terzine dantesche il primo libro del capolavoro di Lucrezio “De rerum natura” (sei libri, in esametri latini, scritti nel I° secolo a.C.), volendo trasferire in esso l’universalità di Dante che poi vive in entrambi. E ne ha cominciato la lettura pubblica a partire dall’incipit, da quell’immagine di Venere come voluptas, che popola terra e mare “coeli subter labentia signa”, sotto gli astri del cielo che scivolano via scomparendo: e basterebbe la forza goethiana dell’aggettivo, che poi è participio di un verbo, per rendere l’immensità della poesia lucreziana. L’attore ha letto alternandosi con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, che ha eseguito i brani di quattro compositori: Ivan Wandor (“Nouvelles errances”), Lamberto Macchi (“Prima quell’ira”), Matteo D’Amico (“L’umano senso”), Enrico Marocchini che ha anche diretto la predetta Orchestra (“Le cose illuminan le cose”). I compositori, dato che Herlitzka ha tradotto indipendentemente dalla loro musica, hanno scelto individualmente i passaggi del poema, là dove ne avvertivano maggiormente la potenza poetica, anche se di tale lavoro non sempre si coglieva la portata, nell’esecuzione un po’ scialba della Sinfonica Abruzzese. Inoltre forse la valorosa traduzione di Roberto Herlitzka poneva in luce col linguaggio dantesco la componente popolare che invigorisce il poema italiano, laddove il drammatico linguaggio di Lucrezio coi suoi arcaismi mostra tutta la maestosa e sontuosa veste letteraria del suo poema. Ma ahimè, sempre rari sono gli incontri di tale levatura nella capitale.

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