Correggio e Parmigianino alle Scuderie

Parmigianino  Schiava turca  1532 a Parma Gall Nazionale.jpgdi Paola Pariset

Nuova mostra di alto profilo alle Scuderie del Quirinale a Roma, che questa volta punta al cuore dell’Emilia-Romagna. “Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento”, aperta dal 12 marzo al 26 giugno 2016, è curata da David Ekserdjian (con catalogo SilvanaEditoriale) ed è nata grazie all’Azienda Palaexpo Scuderie del Quirinale col patrocinio dell’Università degli Studi di Parma. Già: Parma. Forse non è proprio corretto ricordare che, grazie alle ‘grazie’ di Giulia Farnese, amante del Papa Borgia, la famiglia tra Quattro e Cinquecento era diventata oltremodo potente a Roma. E sotto il Pontefice Paolo III (al secolo Alessandro Farnese), nel 1545 Parma insieme con Piacenza era divenuta Ducato dei Farnese. Il Papa stornò tali terre dalle proprietà della Chiesa, facendone dono al proprio primogenito Pier Luigi Farnese – personaggio tuttavia dedito alle armi, violento e perverso, che morì assassinato nel 1547. La Parma dei Farnese e la sua corte divennero comunque nel secolo XVI un centro culturale ed artistico fra i maggiori d’Italia: nella pittura, rispetto ad altre scuole, col Correggio ed il Parmigianino Parma espresse connotazioni originali di dolcezza nel tocco pittorico, di soavità espressiva, di iconografie spesso incentrate sul tenero tema del Matrimonio mistico di S.Caterina col Bambino Gesù, come la mostra a Roma ben evidenzia. Dei due predetti maggiori esponenti parmigiani, la mostra presenta circa 40 fra le migliori loro opere: e basti dire che lo scelto Comitato Scientifico è presieduto da Antonio Paolucci, grande direttore dei Musei Vaticani. Non è stato certo facile tracciare il profilo artistico di Antonio Allegri detto Correggio (1489-1534), senza poter disporre degli affreschi del monastero di S.Paolo e della cupola del Duomo di Parma, suoi massimi capolavori: tuttavia conosceremo il Correggio dai suoi sensuali e soavissimi dipinti, il “Matrimonio mistico di S.Caterina” (Napoli, Capodimonte), la “Danae” (1532) della Galleria Borghese di Roma, l’eccelso “Ritratto di Dama” di S.Pietroburgo, questo molto vicino alla plasticità del Parmigianino. Sì, perché le tangenze fra i due sono molte, specie nella ritrattistica. Di Francesco Mazzola detto il Parmigianino (1503-40) si veda lo stupendo e smaltato ritratto della “Schiava turca” (1532), o il meraviglioso dipinto”Antea” (che pare non sia l’amante del pittore), dal celebre e manieristico braccio sinistro, allungato come il collo della sua “Madonna dal collo lungo”, agli Uffizi di Firenze. Ma se i ritratti del Parmigianino fecero scuola a Parma, questo non valse per il cugino acquisito del pittore, Girolamo Mazzola Bedoli, pittore anch’egli, che – nel dipinto “Parma abbraccia Alessandro Farnese” (1556) – non risparmia all’adolescente rampollo della famiglia un’espressione vuota e atona, nonostante fosse destinato alla successione (Alessandro Farnese, terzo duca di Parma, fu a lungo anche Governatore dei Paesi Bassi): segno non di incapacità artistica, ma di scarso apprezzamento di un potente, ancorchè ancora quasi fanciullo. La mostra presenta poi una vastissima serie di disegni di figura e di architettura sui due massimi pittori di Parma, ed anche dipinti di altri parmigiani, come Michelangelo Anselmi e Francesco Maria Rondani.

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