Concerti pianistici di gennaio 2016: Pletnev e Sciortino

pletnev Mikhail pianista russodi Paola Pariset

E’ tornato per i concerti dell’Accademia di S.Cecilia Mikhail Pletnev, il pianista (e direttore d’orchestra) russo, che come Grigory Sokolov o il polacco Krystian Zimernan ha la costanza di tornare in Italia, dove il merito non conta poi molto, dove dell’impoverimento progressivo della popolazione non ci si domanda la causa, e dove la sua alta musica è veramente un dono. Ma il pianista cinquantottenne – che da quasi 35 anni torna a suonare nelle stagioni di S.Cecilia, senza timore di aver raggiunto qui l’età matura alle soglie dell’anzianità – ha ripetuto il miracolo. La sua esecuzione pianistica del “Preludio e fuga in la minore BWV 543” di Bach, non aveva né la possanza dell’organo, nè il trillo leggero del clavicembalo, ma l’inalterabile e austera profondità del sentire morale, emergente da un tocco ineguagliabile e tutto pianistico. Con piacere si sono ascoltate la “Sonata op.7 (1865) e la “Ballata op.24” (1875-78) di Edward Grieg, di non frequente ascolto, in cui il compositore – oltre ad una scrittura complessa, che toglieva per esempio alla Ballata il suo semplice carattere di danza – spesso finiva in territori remoti e dolorosi. Qui Pletnev col suo tocco vellutato e sensibile, col bellissimo suo pedale che univa e accorpava le voci di dentro, trasformava il prodotto di regole e precetti formali in un percorso meraviglioso nei sinuosi sentieri della nostra anima. Questo, anche interpretando la gaiezza e l’eterna fanciullezza musicale di Mozart, nella “Sonata KV 311” (1777) e poi nella K 457 (1784), e KV 533 (1788) del genio di Salisburgo. Sulla sponda opposta esiste chi trasforma il pianoforte in un robot, in una macchina da guerra, anche a S.Cecilia. Ma non è il caso del siciliano trentunenne Orazio Sciortino, pianista solista e con orchestra, compositore, divulgatore musicale, concertista in Europa, Canada, Perù, Arabia Saudita, Kenya, Malta, il quale si è da poco esibito nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma, nel concerto a tema dal titolo “Après Tristan… verso la nuova musica”. Sciortino ha sostenuto, nella sua presentazione a braccio del concerto, che dalle armonie del “Tristan und Isolde” (1859) di Wagner, a partire dall’iniziale celebre “accordo di Tristano”, muovono le maggiori innovazioni del Novecento. Ha dapprima eseguito la sua personale riduzione per pianoforte del bellissimo Preludio, molto infarcendola però di stilemi d’oggi, per cui sensibile è stata la differenza con quella concepita da Franz Liszt per “Isoldens Liebestod”, carica d’empito sinfonico e tragico, suonata per ultima. Sono seguiti brani di Alban Berg (la Sonata del 1908), di Prokofiev (i Quattro pezzi op.4), un’ulteriore trascrizione di Sciortino della “Waltz-Suite” da “Der Rosenkavalier” di Richard Strauss (1910) per il confronto con la sua pura classicità, indi “Jeux d’eau” di Ravel e “L’isle joyeuse” di Debussy coi loro effetti visivo-sonori, poi “La colombe” (appartenente agli otto Preludi di Messiaen) per la presenza del ‘tritono’ e delle modalità, fino alla “Sonata n.4 op.30” (1903) di Skrijabin con la sua esasperazione coloristica. Comunque il circolo si chiudeva infine proprio con il risolversi delle tensioni armoniche della partitura wagneriano-lisztiana nel momento della morte di Isotta, e si chiudevano altresì le esecuzioni del pianista, esaustive, virtuose e con poche nuances.

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