Cenerentola al ReateFestival

ReateFestival 15 finale di 'Cenerentola'di Paola Pariset

Il prestigioso e ricercato ReateFestival (Rieti, iniziato il 6 settembre) alla VII edizione, è stato ideato e fondato da Bruno Cagli, musicologo, direttore artistico della Fondazione Rossini di Pesaro, della Filarmonica Romana, dell’Opera di Roma, soprintendente e presidente dell’Accademia di S.Cecilia sino al febbraio scorso. Sotto la presidenza di Gianni Letta, la direzione artistica di Lucia Bonifaci e di Cesare Scarton, il Reate Festival 2015 ha messo in cartellone quest’anno anche la deliziosa “Cenerentola” di Gioacchino Rossini, in scena ‘en première’ a Roma nel Teatro Valle nel 1817. Rappresentata, pur in forma di concerto il 22 settembre scorso, nel bellissimo Teatro Flavio Vespasiano dall’acustica perfetta, è stata interpretata dall’Ensemble Europa Galante, diretto dal noto e apprezzato specialista di musica barocca Fabio Biondi (qui anche primo violino), e dal Belcanto Chorus, anch’esso istituito da Bruno Cagli, e diretto da Martino Faggiani. Gli ensembles strumentali e vocali hanno tutti una provenienza prestigiosa, che spiega la qualità delle esecuzioni. Così si è avuta una “Cenerentola” vicina alle edizioni originarie del primo Ottocento, quando le orchestre avevano ancora una dimensione cameristica, proprio come oggi quella dell’Europa Galante, la cui sonorità leggera e delicata mai si è sovrapposta alle voci. Il libretto di Jacopo Ferretti è un primo caso di ‘attualizzazione’ (oggi divenuta una prassi, non sempre apprezzabile) della bella fiaba di Charles Perault, ambientata in un passato remoto: infatti Ferretti si servì di due altre fonti, “Cendrillon” di Chrles G. Etienne (per Nicolò Isouard) del 1810 e “Agatina o la verità premiata” di Francesco Fiorini (per Stefano Pavesi) del 1814. Quindi l’ambientazone è fra la nobiltà spiantata di fine Settecento rappresentata da Don Magnifico (il basso buffo interpetato dal baritono Bruno De Simone), accanto alla nascente concreta borghesia, per cui il ruolo della fata benefica è assunto da Alidoro (il basso Renato Dolcini, attivo precettore del principe Don Ramiro). Questa “Cenentola” dell’ Europa Galante dunque – per decisione di Flavio Biondi e della direzione del teatro – si è riportata all’edizione del 1817, quella con le arie minori di Luca Angolini, eliminando le modifiche apportate poi da Rossini soprattutto per l’aria di Alidoro nel I° atto, “Là del ciel nell’arcano profondo”, creata per il basso Gioacchino Moncada, e tuttora eseguita nei vari teatri: tutto in linea con la partitura dell’edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro, e con la scelta di una esecuzione antispettacolare e filologica dell’opera. Grandiosa nelle fioriture, culminate nel rondò finale, Viviva Genaux il mezzocontralto belcantista nato in Alaska (ma con temperamento troppo vigoroso per una Cenerentola), vivacissima per voce e scenicità Damiana Mizzi (Clorinda), che con Adriana Di Paola (Tisbe) è stata alunna di Renata Scotto nell’Opera Studio di S.Cecilia. Bellissima nel registro acuto (ma con momenti di perdita di tensione) la voce tenorile di Francesco Marsiglia, un Don Ramiro però poco dotato di teatralità: molto bravo il basso Clemente Daliotti (Dandini, cameriere di Don Ramiro), così come era ben calato nel suo ruolo vocale e scenico l’Alidoro di Renato Dolcini. E dopo questo successo, il Festival continuerà sino al 15 novembre.

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