“Carmen” alle Terme di Caracalla

simeoni%20Veronica%20liricadi Paola Pariset

Grande è lo spazio scenico di cui il Teatro dell’Opera dispone, per l’allestimento dei melodrammi, alle Terme di Caracalla: ma questo non garantisce affatto della qualità scenografico-registica delle opere. E’ il caso della “Carmen” di George Bizet, opera popolarissima tratta dal romanzo di Prosper Mérimée, tuttora in scena a Caracalla, fino al 4 agosto, con la direzione d’orchestra dello spagnolo Jesús López-Cobos, regìa dell’argentina Valentina Carrasco, scene di Samal Blak, costumi di Luis Carvalho portoghese, luci di Peter van Praet, coreografia Rombaldoni-Volpini. Allestimento e regìa si sono dati la mano per disegnare Siviglia e la Manifattura di Tabacco ottocentesca come un ambiente popolare di bassissimo profilo, pieno zeppo di chincaglierie, venditori incarogniti, donne di malaffare, soldataglia più che Dragoni: il tutto condito da coiti all’aperto in varia forma esplicitati e preponderanti rispetto al nocciolo drammaturgico dell’opera, cacciato talora in un angolo, come il primo dialogo di Don José con Micaëla. Non solo i costumi (Carmen senza fascino in jeans, scialli da cabaret e comiche vesti da bamboletta), ma anche l’esecuzione musicale scolorita di Cobos concorrevano allo sfalsamento dei piani drammaturgici, lasciando predominare il descrittivismo di bassa lega sul dramma nascente. Nel secondo atto – segnato non solo musicalmente dalla premonizione della morte (i ballerini della festa di popolo erano scheletri danzanti) – la maggior coerenza registica affiorava dal molto bello e festoso (senza esplicitazioni improprie) assembramento popolare per la corrida, col carro infiorato, la gente vestita a festa. Ma i piloni termali, rivestiti anch’essi di sagome di scheletri festanti, come in certe tele di Goya, univano in un empito secentesco e barocco la vita con la morte. La stessa musica dell’ultimo atto, diretta da Cobos rilevava, con lo stagliarsi vivo dei temi musicali, l’avvicinarsi della tragedia. Tra le voci principali – Veronica Simeoni (aggressiva Carmen), Edoardo Aronica poco attraente don José, Alexander Vinogradov sensibile Escamillo – spiccava Rosa Feola, ceciliana dalla voce perfetta e dalle soavissime emissioni, nelle vesti di Micaëla. Una lode vada al M°Gabbiani per la bellezza dei cori, anche quello della Scuola di Canto Corale del Teatro, nella marcia dei soldatini.

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