“Biancaneve” all’Opera, “Otello” al Quirino

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“Biancaneve” al Teatro dell’Opera

“Biancaneve. Blanche Neige”, il balletto del franco-albanese Angelin Preljocaj che per pochi e preziosi giorni è stato rappresentato per la prima volta nel nostro Teatro dell’Opera all’inizio di maggio, in realtà risale ad undici anni fa. Ma è stato accolto come un capolavoro, ed a ragione. Perchè il notissimo coreografo, applaudito in tutto il mondo, e già ospitato con altre creazioni (“Il Parco” e altro) qui a Roma al Costanzi, pur conquistato da alcune novità della danza di oggi specie in ambito atletico, è risultato interprete profondo delle simbologie celate nel racconto dei fratelli Grimm. Sorprendente il suo discendere nell’oscuro mistero della morte, nell’avvelenamento di Biancaneve (meravigliose le luci di Patrik Riou, nelle scene volutamente incollocabili di Thierry Leproust, come lo sono i bellissimi costumi di Jean Paul Gaultier). Il tempo rallentato, onirico, ci conduce in luoghi dove sembra non esserci la vita, e dove accadimenti impossibili, come la discesa in terra di una appena riconoscibile creatura angelica, possono avvenire fra impercettibili sussurri nell’oscurità senza moto di questo al di là, in cui Preljocaj ci immette, grazie alle potenzialità di un allestimento tecnologico studiato da una grande mente. La quale è la stessa che ha scelto la melodiosa, soave, trasparente musica di Mahler (l’Adagetto della Quinta Sinfonia, fra le altre), per accompagnare questa succinta Biancaneve dal palese fascino fisico, che resuscita dopo la terribile permanenza fuori dal mondo in cui era nata, perché la ridesta Amor – come si vuole in una vera favola, che imprevedibilmente il corepografo ci ripropone nel finale, per riguadagnare lo spettacolo ai bambini . Resi ancor più bravi dal carisma di Preljocaj, l’étoile Rebecca Bianchi e il primo ballerino Claudio Cocino hanno portato oltre il limite del possibile il duo dell’innamorato principe con Biancaneve morta (ricodiamo Nureiev con Giulietta-Fonteyn), Virginia Giovanetti è stata la terribile Regina che avvelena la propria figliastra (è una reltà svelata dalla psichiatria): i servi a lei asserviti, erano neri mostri senza volto: i Nani moventisi su un piano perpendicolare al nostro (appesi ad invisibili corde), vivevano una vita ribaltata, nel buio di giorno, e in superficie di notte. Biancaneve di Preljocaj, stupenda fiaba senza gioia e calore, scavata nel gelo ignoto del mondo che ci attende dopo la morte.

Al Quirino “Otello” del Balletto di Roma

Grandioso spettacolo di danza al Teatro Quirino: danza grande, ancorchè infarcita di atletismo ai limiti della non eseguibilità, comunque subordinato ad esigenze espressive ed artistiche e non fine a se stesso, dunque giustificato. Il Balletto di Roma ha organizzato lo spettacolo “Shakespeare in Danza: Otello”, affidandone la coreografia al molto noto artista Fabrizio Monteverde, e immettendolo in una tournée che, dopo aver toccato 13 sedi da Milano a Bologna a Campobasso, è giunta il 30 aprile a Roma, al predetto Quirino. Tutto, specie gli stupendi costumi di Santi Rinciari, si colorava di rosso e di nero, i colori della passione e della morte, in ambienti neutri, chiusi, senza spiragli sul mare, dove pure Otello (Vincenzo Carpino) aveva raggiunto la sua grandezza. Le figure femminili, anche di Desdemona (Roberta De Simone), erano in succinta tutina nera, per incarnare la donna avida di sesso (come ahimè vuole l’oggi, ma non la creazione shakespeariana): soprattutto il concettualismo di Monteverde, molto moderno ma ingeneroso verso il medio pubblico, quadruplicava i personaggi di Desdemona e Otello, tutti con la medesima gestualità, col medesimo dramma da vivere, specie nel finale, per rendere il concetto dell’estensione all’umanità tutta della tragedia della gelosia e dell’omicidio della donna. Ma la qualità degli interpreti era tale che Cassio (Riccardo Ciarpella) trasudava una sensualità sognante degna di un Romeo, Iago (Paolo Barbonaglia) – al centro del dramma – giganteggiava come un Prometeo, Desdemona non pregava (altro tradimento del personaggio di Shaespeare): e nella lotta corpo a corpo con Otello, già tormentato nelle torsioni e negli spasimi, lanciava spaccate in aria come fendenti. Insomma lo spettacolo è stato assai bello, e magnifica la compagnia del Balletto di Roma.

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