“Beethoven e i contemporanei” a Santa Cecilia

www.santacecilia.itdi Paola Pariset

L’Accademia Nazionale di S.Cecilia si rinnova e lo fa in grande stile, creando collegamenti estemporanei fra antico e moderno perfettamente riusciti, che si risolvono in un arricchimento per ogni tipo di pubblico. L’inaugurazione del nuovo anno 2015-16 al Parco della Musica, sabato 3 ottobre scorso, sotto la nuova presidenza-sovrintendenza di Michele Dall’Ongaro e con la preziosa e insostituibile presenza del direttore musicale Antonio Pappano, ha dato anche il via al progetto “Beethoven e i contemporanei”, progetto ardito e forse non convincente per i più, ma riuscito benissino e coronato dal successo presso il pubblico, oltre che presso la maggior parte dei critici. In proramma era la Nona Sinfonia di Beethoven, creazione titanica, sintesi delle idee estetiche ed etiche del grande tedesco, opera universale, simbolo nel mondo moderno dell’unità dei popoli e bandiera della Comunità Europea. Antonio Pappano la ha interpretata superbamente in tutti i suoi risvolti musicali e contenutistici, ed anzi mai come questa volta – e nonostante l’Andante paradisiaco – egli ne ha riaffermando la forza leonina delle idee, la convinzione incrollabile in un futuro di pace universale, soprattutto nell’immenso sviluppo tematico del primo tempo, ma anche nell’ultimo e proprio sul tema travolgente della “Freude”, della Gioia. Non a caso giunge ora la notizia che “Aida” di Verdi, diretta da Antonio Pappano con gli ensembles dell’Accademia di S.Cecilia ed incisa per Warner Classics, a pochi giorni dall’uscita è giunta al 50° posto fra i dc più venduti al mondo, nella classifica di Top of The Music, la quale notoriamente concerne la pop musica: una grande soddisfazione per l’Accademia e il auo staff. Alla Nona Sinfonia, capolavoro difficilmente accostabile da un compositore moderno, è stato invitato dalla Direzione Accademica ad unirsi con una propria creazione Luca Francesconi, formatosi con Azio Corghi, Karlheinz Stockhausen, Luciano Berio, attivo in Italia e in Europa con composizioni le più varie. Col suggerimento anche di Pappano, Francesconi si è ispirato, più che alla musica, agli ideali umanitari (illuministici) di fraternità universale di Beethoven, volgendosi al simbolo stesso di tale fraternità ideale e reale, Nelson Mandela, che nella sua Africa lottò tutta la vita (scontò 27 anni di carcere) contro la “apartheid”. In ciò Francesconi ha dichiarato di aver molto appreso dal soprano nero Pumeza Matshikiza (che è stata voce solista nel suo brano), che parla la stessa lingua di Mandela, la Xhosa, e glie ne ha rivelati i segreti molto diversi dal parlato europeo, per esempio gli schiocchi che fanno parte della lingua, con altre sonorità ancora. E Francesconi ha creato, su parole di Nelson Mandela riferite ai bisogni primari dell’uomo, “Bread, Water and Salt” per soprano, coro e orchestra, in prima esecuzione assoluta. Ed abbiamo sentito dapprima i suoni del grande continente africano, irregolari e arcaici perché suoni della natura, e del parlato africano. Poi tutto cresceva, evolveva e si arrivava alla Storia, al terrore della “apartheid”, e sentivamo le grida, il dolore fisico, la tortura nella voce di Pumeza, e poi il sinfonismo, la pienezza del mondo occidentale (anche se certo Francesconi non ama i trinfalismi), insomma il riconoscimento mondiale delle libertà, come fu l’Inno alla Gioia” nella Nona Sinfonia di Beethoven. Ed è stato tutto molto bello e compensato da moltissimi applausi. “Beethoven e i Contemporanei” proseguirà con le Sinfonie n.2 e n.5 di Beethoven unite all’ouverture di “Olympie” di Spontini (10,12,13 ottobre), alle Sinfonie n.4 e n.7 di Beethoven unite all’ouverture di “Medea” di Cherubini (17,19, 20 ottobre), con le Sinfonie n.8 e n.6 unite a “Ludwig Frames” di Sollima (24,26, 27 ottobre), le Sinfonie n.1 e n.3 “Eroica” di Beerthoven unite a “Danza lenta di C.S. fra gli specchi” di Nider (1,2,3 novembre).

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