Balthus!

Balthus .La Chambre 1954 coll privatadi Paola Pariset

Sta per passare, dal 17 febbraio prossimo fino al 19 giugno, al Kunstforum di Vienna la preziosa mostra “Balthus”, aperta dallo scorso ottobre a tutto questo gennaio nelle Scuderie del Quirinale a Roma (con catalogo Electa). E lui, il pittore, rimane sempre per noi tutti un mistero, nonostante sia tuttora vivo e fortissimo il ricordo – e persino il rimpianto – anche della documentatissima mostra tenutasi su di lui a Venezia, in Palazzo Grassi, nel 2001. Che strano personaggio era: artisticamente e stilisticamente non inquadrabile, Balthus (Balthasar Klossowski de Rola, Parigi 1908 – Rossinière 2001) era un nobile di nascita e di spirito, ma rimase nella storia dell’arte a lungo un solitario, nonostante il successo negli ultimi anni, tanto che una sua opera entrò nel Museo del Luovre essendo egli ancora vivente. E tuttora la sua pittura è lungi dall’essere posta criticamente su un piano nuovo e diverso, come avverte la curatrice dell’esposizione romana Cécile Debray, nell’articolo in catalogo “Esporre Baslthus”. Se l’attuale mostra con le sue molte opere era ambientata nelle Scuderie del Quirinale, ad essa non poteva non aggiungersi l’importante appendice aperta nell’Accademia di Francia in Villa Medici, “L’atelier”, che raccoglieva altri lavori di Balthus, ma legati alla sua vita a Roma e dintorni (vedi nel catalogo i disegni che rappresentano “Montecalvello”), e al luogo dove egli risiedè, la cinquecentesca Villa Medici appunto. Lì infatti egli giunse nel 1961-77, in qualità di direttore dell’Accademia di Francia a Roma, ricevendone insostituibile ispirazione, affidfata al celebre dipinto “La chambre turque” (1966) – camera che in questa occasione fu aperta al pubblico – e avviandovi ampi lavori di restauro, nelle stanze del Palazzo e nel giardino. Già nel 1926, nel suo primo viaggio in Italia, Balthus si innamorò dell’arte del Rinascimento, specie della pittura di Piero della Francesca per la sua staticità extratemporale, che si rivelò basilare per l’atmosfera onirica dei di lui quadri. Ma a tali suggestioni presto si unirono l’esperienza del Realismo magico, della Metafisica italiana, della Nuova Oggettività tedesca. Così nacque artisticamente Balthus, e crebbe la sua fama e la lunga e fortunatissima carriera (morì a 93 anni), favorita dalle origini nobili e dalle importanti amicizie artistiche. Eppure la sua pittura naturalistica, di figura, non era allora apprezzata, a vantaggio dell’Astrattismo. C’è poi un altro motivo per cui spesso si sono spesso prese le distanze nell’organizzare una mostra su Bathus: la focalizzazione della sua pittura sulla tipologia della fanciulla acerba, nel momento del passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza, in inquiete e tuttavia caste posizioni erotizzanti, immerse in silenzi sospesi e anch’essi inquietanti. A ciò si ggiunga la tematica della violenza corporea, quale affiora (ma mai coi connotati di adesso!) nei bozzetti per “Cime tempestose” di Emily Brontë (vedi il saggio in catalogo di Didier Semin), e non solo in essi. Mancava infatti nella mostra alle Scuderie, in proposito, la ben nota “Lezione di chitarra”, esposta nel 1934 a Parigi, che suscitò non pochi commenti polemici per il soggetto imbarazzante, e che ha legittimato una lunga serie di letture in chiave pornografica dei dipinti di Balthus (vedine in catalogo il capitolo “Il teatro della crudeltà”). Ma la sospensione onirica, la presenza di oggetti simbolici, come i gatti, l’irreale levigatezza formale dei nudi, sospingono comunque la figura di Balthus, al di là dei confini della scabrosità, nell’universo alto ed incontaminato dell’arte. Della importante mostra rimane, insostituibile per gli studiosi e per il pubblico, il catalogo Electa.

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