Appunti d’arte e musica

De Donato cavani_amodiodi Paola Pariset

L’Aquila Contemporanea Plurale
E’ partito alla grande il Festival “L’Aquila Contemporanea Plurale”, nella bella città abruzzese, il 17-26 maggio 2017, nell’Auditorium del Parco e nella Cavea del Conservatorio “A.Casella” dell’Aquila. Per la realizzazione, si sono stretti insiene l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, i Solisti Aquilani, la Società Aquilana dei Concerti, l’Accademia di Belle Arti, il Conservatorio di Musica ‘Alfredo Casella’ e l’Università degli Studi dell’Aquila: un sestetto poderoso, intenzionato a fare del capoluogo abruzzese un centro di cultura musicale contemporanea, con tanto di manifesto firmato dall’artista Bruna Esposito, e con compositori e interpreti ben noti. L’Accademia di Belle Arti ha inaugurato il Festival con la mostra “Drawings” di artisti contemporanei, e col cortomertraggio “L’Aquila in 5 minuti”. La Sinfonica Abruzzese diretta da Fabio Maestri, ha poi proposto un “Incontro con l’Autore”, il celebre Philip Glass, cui ha fatto seguito un concerto di musica sua. Ai Solisti Aquilani era dovuta la perrformance “Roots of Traces” di compositori d’oggi, mentre a seguire sempre con la Sinfonica Abruzzese si attuava il “Progetto Cage”: 100 ragazzi di più scuole, preparati da Tonino Battista, hanno eseguito “Seventy-four”, con musiche del rivoluzionario compositore americano. Il 24, altro concerto di brani contemporanei coi Solisti Aquilani, a cura di Alessandro Mastropietro con Roberto Petrocchi al clarinetto e Giovanni Cardilli al pianoforte. Soprattutto, il giorno 25 era previsto un grande omaggio al compositore tedesco Hans Werner Henze, antinazista, amante dell’Italia e creatore del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, che ha formato musicalmente centinaia di ragazzi, e ha vissuto in Italia nella ridente Marino, spegnendosi nel 2012. A lui – cui l’Accademia di S.Cecilia a Roma diede l’incarico nel 2010 della creazione della straordinaria opera “Opfergang” – la Sinfonica Abruzzese diretta da Tonino Battista, ha fatto omaggio del “Concerto per contrabbasso e orchestra” (Daniele Roccato solista). Ad esso è seguita la proiezione del film-documentario “Henze: la Musica, l’Amicizia, il Gioco” (del 2017), della regista Nina Di Majo, a cura dell’Università dell’Aquila. Infine il 26 la Società Aquilana dei Concerti affiderà al pianista Francesco Prode il progetto “Miroirs”, in cui i cinque brani di Ravel saranno reinterpretati da altrettanti compositori di oggi: Solbiati, Traversa, Taccani, Panfili e Montalti.

La chitarra di Marcello Appignani
Il compositore romano Marcello Appignani, pianista, organista, jazzista, è diplomato anche in chitarra classica nel Conservatorio “Refice” di Frosinone (e ne abbiamo sentito i brani nella stagione dei “Concerti del Tempietto” a Roma, diretta da Angelo Filippo Jannoni al Teatro di Marcello, l’estate scorsa). Ma ora è uscito un suo cd per sola chitarra, che fa seguito all’ultimo degli otto usciti, “Coevica 2.16”. Appignani – direttore artistico del settore Classica dell’Agenzia Euromusic, del Terre di Maremma Classic Jazz Festival, Presidente e direttore artistico dell’Agimus di Grosseto – ha suonato da pianista e chitarrista nella Casa del Jazz a Roma, nella Biblioteca Casanatense, in Palazzo Cassiano a Napoli, ed ha composto colonne sonore per film – come “L’attesa” del regista Giuseppe La Rosa, finalista al Griffomi Film Festival – e per spettacoli teatrali. E’ il caso della musica oggi registrata da Music Ensemble Publishing “Solo Chitarra”, i cui 15 brani sono eseguiti dall’ottimo chitarrista Andrea Monarda, premiato al Global Music Awards di Los Angeles 2016: e su di essi c’è un’intervista ad Appignani di Radio Classica, nel programma “In cuffia”. Tra i brani chitarristici, che risalgono agli anni dall’80 in poi, e che sono destinati a spettacoli teatrali, si sottolinea “Interludio lidio” per una rivisitazione della “Mandragola” di Machiavelli, e l’ultimo “Forti sospetti”, in cui il compositore ha introdotto l’uso del bottlenek, insolito per la chitarra classica.

Le ineguagliabili fotografie di Agnese De Donato
E’ morta il 5 marzo Agnese De Donato, pugliese, donna della cultura d’avanguardia, reporter, fotografa, convinta femminista, come la sua amica Vittoria Ottolenghi, con cui condivideva la passione per la danza. E agli spettacoli di danza ha dato l’energia dei suoi ultimi anni come ufficio-stampa, insieme con la preparazione della mostra aperta dal 25 maggio al 30 giugno nella Galleria De Crescenzo & Viesti: “Anni Settanta: io c’ero”, a cura di Greta Boldorini. Sì, c’era Agnese, e di quegli anni ha fissato con scatti d’epoca tutti coloro che passavano per la sua libreria “Al ferro di cavallo” aperta fin dagli anni ‘50 in via Ripetta: da Ungaretti a Sinisgalli e Pound, da Moravia a Carlo Levi, da Bertolucci a Pasolini, da Burri a Capogrossi e Perilli. Nelle più di 150 fotografie esposte, colpiscono specie i vip, da Tognazzi a Romy Schneider e alla Rampling, dalla Cardinale a Monica Vitti, da Bellocchio alla Cavani e a Nanni Moretti. Gli anni ’70 a Roma per la danza furono un periodo d’oro: per vedere Nureiev al Teatro dell’Opera si faceva la fila di notte. Agnese nella mostra ne ha fatto un capitolo a parte, “Le pezze dei ballerini”: accanto a una giovane Fracci che si aggancia un bardage, c’è una Maximova alle prese coi lacci di una scarpetta, ignorata dal grande marito Vasiliev, e non manca il giovanissimo primo ballerino dell’Opera Amedeo Amodio, cui la Cavani porge con scoperto piacere la guancia. Quel mondo è scomparso, ed ora anche lei, Agnese De Donato, con la sua vitalità, le sue contraddizioni e la granitica fede in alcune persone, che infatti non l’hanno mai tradita.

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