Alla Filarmonica Giulio Cesare è un controtenore

Pe Raffaele comtrotenore col mezzosoprano Raffaella Lupinaccidi Paola Pariset

 E’ difficiile oggi, nel 2000 e non più nel Settecento, porre un controtenore al centro di un’opera lirica, specie se essa gravita su una figura storica di politico e di militare, come Giulio Cesare. Ma il trentaquattrenne controtenore Raffaele Pe – fra i maggiori nel panorama odierno, e Premio Abbiati per il cd “Giulio Cesare, a baroque hero” – insieme con l’ensemble “La lira di Orfeo” da lui fondato, svolgono proprio il compito di riportare alla luce oggi brani e intere opere liriche del barocco, in cui i cantanti ‘en travesti’, le voci bianche dei castrati, controtenori e sopranisti erano all’ordine del giorno, nella musica. Raffaele Pe – dalla voce tutta sugli acuti, ma con una pienezza e carnosità non comuni – ha trascelto pezzi dalle cinque opere liriche dedicate a Cesare nel Settecento, anche nei brani meno noti: ed eccellente ne è nato il concerto “Giulio Cesare: un eroe barocco”, con cui l’Accademia Filarmonica ha aperto l’anno al Teatro Argentina. Il “Cesare in Egitto” di Giacomelli, di Francesco Pollarolo, di Niccolò Piccinni, in primis dello stesso grande Händel, per finire con “La morte di Cesare” di Francesco Bianchi, hanno posto in luce la concezione settecentesca di Cesare, non rude uomo di guerra, ma creatura sensibile all’amore e alla sofferenza, che giustificano la voce sopranile dell’interprete. Ma soprattutto sono affiorate le molteplici sfaccettature della voce – che è andata anche sul grave – del controtenore, specie nel bellissimo brano di Händel “Son nato/a a lagrimar”, col mezzosoprano Raffaella Lupinacci. La dolcezza vocale e lo spessore emotivo di Raffaele Pe aveva pochi eguali – ed infatti ne è stato fatto un bis. Ma una lode deve andare anche all’ensemble strumentale che, in simbiosi col cantante, non ne ha mai sovrastato la voce, la quale non possiede ovviamente la potenza di quella di un tenore.

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