Alla Casa del Jazz tornano i “Concerti nel Parco”

LEMPER Ute conc Parco 19di Paola Pariset

Nella cornice e nella frescura della Casa del Jazz a Roma, si rinnova il piacere dei “Concerti nel Parco 2019” (5-27 luglio). Promossi da Roma Capitale, MIBAC e Regione Lazio, col concorso della SIAE, si fregiano del titolo preso da una canzone di De Andrè, “Signora libertà, signorina fantasia”, per indicare – afferma la storica direttrice artistica dell’evento, Teresa Azzaro – la libertà del progettare. E lo si riconosce già dall’inizio: de “Il piccolo principe” capolavoro di Antoine de Saint Exupéry e testo cult del XX secolo, si sono impossessati i bravissimi Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino. Essi hanno sonorizzato il testo che la stessa Azzaro ha drammatizzato, e sono diventati coprotagonisti dello spettacolo, insieme con gli attori Filippo Timi e Luca Mascino. Il tutto per ricordare, con questa prima assoluta, i 50 anni dalla discesa dell’Uomo sulla Luna: ed in proposito, il 5 e 14 luglio, prima e dopo gli spettacoli, il pubblico avrà accesso a tre potenti telescopi per vedere non solo la luna, ma le altre costellazioni. Tanti gli appuntamenti: con la cantante britannica di soul Sarah Jane Morris, con Teresa De Sio e il suo “Puro desiderio”, col pianista cubano Omar Rosa, che con due strumentisti realizzerà il progetto musicale “Aguas”. Si esibirà poi il pianista Cesare Picco con le suggestioni elettroniche di Alessio Bertallot. Ci sarà per la quarta volta la splendida Ute Lemper con “Glamour and Rage of America”. Il 27 luglio la chiusura avverrà con la ormai famosa Orchestra di Piazza Vittorio: l’ensemble multietnico creato dal casertano Mario Tronco, che unisce lingue e culture musicali diverse, anche di origine popolare, ha assunto una sonorità inconfondibile ed un piglio trascinante, che in tutti i paesi del mondo ha ottenuto successo. Oltre a stralci delle opere che l’Orchestra ha sinora in modo sconcertante interpretato (Flauto magico, Don Giovanni, Carmen), “OPV all’Opera” ci presenterà nuovi brani di Verdi e Kurt Weill, sempre nella sua comunque infallibile ottica.

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