Ai piedi della Piramide. La mostra a via del Corso

Cimitero Acattolio Elegia romana di Sablet 1791di Paola Pariset

“Ai piedi della Piramide”. E’ così che si intitola la mostra, aperta fino al 13 novembre prossimo, nella Casa Museo di Goethe a via del Corso, diretta da Amanda Thursfield (relativamente al CImitero Acattolico) e Maria Gazzetti: “Ai piedi della Piramide. Cimitero per gli stranieri a Roma: 300 anni”. Curata con estrema precisione da Nicholas Stanley-Price, poggia su un pregevole catalogo edizioni AsKI in tedesco, inglese, italiano. Sì, La Piramide: è il monumento funerario all’Ostiense del settemviro Caio Cestio, seppellito nel 12 avanti Cristo in questo raro esempio di tipologia egizia, diffusa in Roma dopo le guerre contro l’Egitto di Cleopatra. La Piramide fu poi inclusa nelle Mura Aureliane nel III secolo: salvatasi dalle spoliazioni medievali e moderne, è stata recentemente restaurata da un mecenate giapponese, tornando candida nel suo rivestimento di marmo di Carrara. Ma molti ignorano che dietro di essa esiste dalla fine del Settecento, dalla cessione nel 1716 da parte di papa Clemente XI agli Stuart, un cimitero destinato dapprima agli Inglesi, indi ai Protestanti, e diventato oggi Cimitero Acattolico, che custodisce spoglie di artisti e intellettuali, specie tedeschi ed inglesi. Vi riposano il figlio di Goethe morto nel 1830, i poeti Shelley e Keats, e in tempi recenti lo scrittore Gadda, Dario Bellezza, Antonio Gramsci. Nel luogo bellissimo per rose, cipressi e alti alberi, molti scultori crearono stele e bassorilievi, o idearono tombe come l’architetto Schinkel, il nostro Piranesi, Bertel Thorvaldsen di cui in mostra troviamo i bozzetti, i quali diedero al cimitero una particolare e fascinosa magìa. “E’ il Cimitero più bello e solenne che abbia mai visto”, affermarono il poeta Shelley (qui poi sepolto) ed il pittore Edvard Munch, che ritrasse coi suoi accesi ed aspri colori il sepolcro dello zio Andreas (in mostra). Anche il grande Goethe nel 1788 disegnò a penna il sito nel plenilunio, con la sua futura tomba in lontananza: ma vi fu sepolto invece il figlio August. Tanti i dipinti esposti, che ritraggono con respiro romantico, tra cespugli, possenti tronchi e fiori, la morte come pace perenne: e sono opere di Roesler-Franz, Jaques Sablet, Walter Crane, di Hackert, del grande Turner, di Salomon Corrodi ed altri: tutte frutto di prestiti di musei e collezioni private, e tutte sotto il patrocinio delle 15 Ambasciate che amministrano il Cimitero. Ogni sabato mattina, nel periodo della mostra si terranno visite guidate.

Nella foto, Jaques Sablet, “Ėlégie romaine”, Cimitero Acattolico di Roma, olio su tela, 1791. Brest, Museo di Belle Arti.

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